Virus: una prospettiva diversa

Sono diversi mesi che non scrivo sul Covid e non ho intenzione di ricominciare a farlo, perché ho capito che cercare di analizzare i numeri senza scadere nel tifo è quasi impossibile.

Però quest’ultima cosa voglio scriverla, spinto da tutti coloro che postano le tabelline che confrontano “oggi” con una “qualche data” della prima ondata, secondo me confrontando mele con pere.

Non mischiate le mele con le pere — La Pagina

Qui c’è una delle ultime, presa dal Corriere della Sera:

L'immagine può contenere: il seguente testo "I numeri 21 marzo 14 ottobre 6.557 Contagi 7.332 26.336 Tamponi 25% 152.196 Positivi/ tamponi 4,8% 793 Vittime 43 7,8% Letalità 17.708 0,3% Ricoverati con sintomi 5.470 2.857 Terapie intensive 539 Corriere della Sera"

Si paragona il 14 ottobre al 21 marzo perché i contagi erano più o meno gli stessi, come a dire:

Vedete? Non c’è di che preoccuparsi! È vero che i contagi sono molti, ma allo stesso punto durante la prima ondata i ricoveri e le terapie intensive erano molti di più. Insomma, abbiamo imparato a curarli, si muore molto di meno, evviva !

Se il numero di contagi individuati dipende dal numero di tamponi, è evidente che il valore di 6/7mila contagi non identifica affatto lo stesso punto sulle due curve di accrescimento. Partirei invece dall’unico dato veramente certo, e cioè i ricoveri in terapia intensiva.

I 539 pazienti di oggi andrebbero perciò confrontati con i 567 del 7 marzo, quando i contagi individuati erano solo 1.145, 1/6 di quelli di oggi, spiegabilissimo col fatto che il 7 marzo si fecero 5.703 tamponi contro gli oltre 150.000 del 14 ottobre.

Io temo perciò che non abbiamo affatto fatto questi enormi progressi nell’evitare la terapia intensiva e che se la curva seguirà l’andamento della prima ondata senza venir corretta da interventi restrittivi azzardo che entro 14 giorni toccheremo il nuovo picco di contagi con circa 30.000 positivi al giorno mentre le terapie intensive si satureranno nuovamente intorno al 12 novembre.

Ho perso un amico

Questa mattina Silvio Ambrosi se n’è andato, portato via da una malattia diagnosticatagli solo da poco tempo.

Di tutti i colleghi che lo hanno conosciuto in Lotus e poi nelle varie aziende dove ha operato, credo di essere uno di quelli che lo conosceva da più tempo e vorrei condividere qualche ricordo.

Io e lui ci siamo incontrati però in Olivetti: io ero il più junior dei venditori, approdato da pochi mesi in quella fenomenale fucina di talenti commerciali che era la Olivetti degli anni ’80, dove lui era entrato da qualche anno ed aveva già cominciato a fare carriera, e ci conoscemmo quando divenne il mio capo.

Difficile descrivere quanto in quegli anni fossero diverse le abitudini anche sociali della Olivetti da quelle della IBM da cui provenivo: le filiali in via Cornaggia nel centro di Milano erano quelle dedicate alle banche ed erano familiarmente chiamate “la piscina degli squali” ove io mi trovavo a far la parte…. del dentice. Silvio mi aiutò a capire come funzionavano le cose, la ritualità delle riunioni alle nove di sera, mi insegnò a leggere i programmi di incentivo semestrali, mi spiegò come ottenere in anticipo informazioni sui prodotti in più rapida consegna, mi indicò chi nel marketing centrale poteva aiutarmi a chiudere una trattativa. Insomma, mi insegnò un mestiere per il quale capì che ero portato.

Un paio d’anni dopo me ne andai per aprire la filiale italiana di Lotus e non appena la crescita meteorica di quest’ultima creò una posizione da Direttore Commerciale io chiamai Silvio che accettò con entusiasmo: siamo dunque stati l’uno il capo dell’altro, ed è una cosa che non succede spesso nel mondo del lavoro.

Chiunque abbia conosciuto Silvio ha capito immediatamente che era un uomo buono e in pace con se stesso: nella decina di anni che abbiamo lavorativamente passato insieme non gli ho mai sentito alzare la voce o proferire un improperio, anche nei momenti di maggiore tensione.

Tra le tante foto che ho di lui ho scelto questa:

Silvio Ambrosi, 1988

Siamo nel 1988, ad una cena di gala a Maui (Hawaii) nel corso di un viaggio premio per una annata andata particolarmente bene e Silvio mi sta dicendo:

“Guarda che l’anno prossimo sarà dura, non ti illudere!”

Silvio infatti si attribuiva (e io gli ho riconosciuto sempre volentieri) quella che lui chiamava la saggezza contadina (non ho idea dove l’avesse maturata), frasi che in qualche caso mi accompagnano e mi sono di guida ancora oggi.

Che la terra ti sia lieve, Silvio amico mio !

Il funerale si terrà 
il 22 settembre alle 10:30
nella Chiesa Parrocchiale di
Rivalta sul Mincio
via S.Antonio, 4
RODIGO (MN)

Secondo la volontà della famiglia, chi volesse donare può farlo su questa MoneyBox Paypal oppure direttamente al Reparto Cure Palliative dell’Istituto Oncologico di Mantova a nome di Silvio Ambrosi.

Grazie !

2^6

Today it’s my birthday: I received wishes from so many of my friends and family and I have done my best to respond to each individually, but in case I have missed you, apologies and many, many thanks.

It is also a birthday with very important musical reminiscences: when John & Paul wrote “When I’m sixty-four” they chose this number to indicate an unfathomably remote old age, so far from their present to be alien; in fact only Paul and Ringo would live to see their 64th birthday.

I was 11 when Sgt. Pepper’s was released, and to be honest, my musical tastes at the time did not include the Fab Four: an uncle of mine was a sales rep for RCA Records and he fed me unusual music for an 11yo such as Eric Burdon and Frank Zappa; they would be soon followed by Jimi, the Zep and the Dead and only later it encompassed more pop.

I have no memories of what could have been my expectations for such a distant future like my 64th birthday, but here I am: this will be my last power-of-two-birthday, and I am definitely fond of the Beatles, even though I still like the Mothers of Invention and the Animals.

Secrets of pizza-making

by Mirella Facchin

Disclaimer: I have no familiarity with groceries abroad, so some denominations may make no sense at all: I tried, wherever possible, to describe what I meant to allow readers to source the right product, whatever it might be called.

Pizza is a deceivingly simple dish which dates back to the Roman era: Virgil writes in the Aeneid of a threat by the Arpie (evil winged monsters) whereby Aeneas would suffer so much hunger to eat even their “mensae” which were the dough discs distributed instead of plates; once finished and being soaked with sauces and condiments dripping from food, they would be given as food to servants: according to some historian, this is the origin of the pizza we know today.

I had my share of discussions with American friends who genuinely though pizza was invented in the States, but there are XVIII century Italian authors who wrote about pizza as an established, well-known Neapolitan dish.

Finally, the word itself comes from the same germanic roots as “pezzo” and “piece” as well as “bissen” and its English equivalent “to bite” in all likelihood dating back to the Longobardian Kingdom (around VIII Century).

Naples or Rome?

Although the pizza Napoletana is more well-known (thin central disc with a fat border which could also be ricotta-stuffed), there is a very old variant called Romana which is thicker all around and usually sold in rectangular rather than circular servings. Given the tradition goes back to Rome (and not Naples) one should not discount the Romana.

Whatever your preference, the dough is the heart of any pizza, but it so happens the two doughs are very different in preparation and ingredients, so you got to decide which one you will prepare from the get-go.

The two other ingredients that require careful selection are the mozzarella and the tomato, where obviously the adherence to the standard may be limited by their commercial availability.

Flours come in many varieties, but lately a trend is emerging whereby they are classified according to Refinement (from totally refined to whole wheat: Type 00, 0, 1, 2 and WW) and Strength (representing its ability to withstand long leavening, i.e. the gluten level, from below W180 to W360 and above).

Neapolitan dough requires a medium strength flour, while the Romana dough uses the much stronger Manitoba flour (W350+).

Pizza napoletana

Pizza napoletana: trucchi e consigli per farla in casa
  • 750g of T1 W260 flour (if you can’t find Type1, you can use the more common Type0, replacing some with an equivalent amount of whole-wheat)
  • 450ml of water (20-22 °C)
  • 100g of whole-wheat flour
  • 10g of powdered malt or a tablespoon of acacia’s honey (or other not flavored honey)
  • 15g of dried mother yeast
  • 40ml of extra-virgin olive oil
  • 20g of salt
  • 300g of tomato pulp (this is bought in cans, the difference with sauce being it’s a little thicker)
  • 400g of mozzarella filone (regular mozzarella or buffalo mozzarella have too much water in it; despite its processed aspect, this is actually the most appropriate kind)

In a big bowl mix the malt, yeast, whole-wheat flour and all the water; stir with your hands until the mixture is homogeneous; cover with a towel and let it rest for 1 hour in a warm oven (pre-heat to 30°C and turn off). When you take it out, the surface of the mix should be uneven, indicating that the leavening agent has been properly activated.

Add the flour and use your kneader to incorporate (yes, this can also be done by hand, but…); after 5 mins or so at speed 1, add the oil and AT THE VERY END, the salt (should be the very last ingredient you add); continue kneading at speed 2 for another 10 minutes or so until the mix is “incordato” (no idea what’s the English for it, the meaning is that the bowl is completely clean and all the dough is on the kneading hook).

Grease the inside of the bowl with a little oil, make up your dough in a ball and put it at the bottom, cover with the towel and put again to rest in the warm oven (see above) for 2 hours.

Remove the towel, cover the bowl with film and let it rest in your fridge for 24 hours.

Take it out of the fridge and let it reach ambient temperature for another hour, then divide it in as many pieces as you have pans (this amount of dough is enough for two 24x36cm pans).

For a rectangular shape (I have included this shape even though not very popular as it’s a bit easier to manipulate):

  • Grease generously the pans with oil and spread the dough WITH YOUR FINGERS (don’t use a rolling pin !) until it fills the pan leaving about half an inch of space all around; the dough being rather elastic, you may have to do this twice, waiting 5-10 minutes between the two.
  • While the dough rests another fifteen minutes, you prepare the toppings: put the tomato in a small pot, season with salt, pepper one teaspoonful of sugar and a tablespoon of oil and let it simmer for 5 minutes. Spread evenly on the dough, two or three tablespoons per pan should suffice, but this is according to taste. Cut finely the filone and spread it according to taste.

If you’d rather have the classical round shape:

  • flour your pastry board, cut away some dough (this amount should make three pies) spread it with your fingers, then add the tomato, minced filone and other toppings according to your taste. (*)
  • Place the pizza shovel flush with the dough; have someone hold it still for you, or use your belly; grab the borders and with a swift continuous movement, slide it on the shovel (it will deform when you pull, but the dough is elastic enough to easily regain its cirular shape); open the hot oven, place the shovel at its center, then jerk it back to leave the pizza inside.

Pre-heat the oven to 220 °C (more if you use a stone slab base), place your pizzas as low as possible; cooking should not take more than 5-7 minutes. Serve immediately.

Pizza Romana

Pinsa romana con la ricetta originale: ecco come prepararla
  • 1kg Manitoba flour
  • 800ml of warm (20-22°C) water
  • 25g (one block) of fresh brewer’s yeast
  • 20g of salt
  • 2 tablespoons of extra-virgin olive oil
  • enough durum wheat flour to flour the pastry board

Put the Manitoba in a very large bowl, melt the yeast in the water and pour it all on the flour. Mix with a wooden spoon until you get a sticky, semi-liquid batter: this is right, resist the temptation to add more flour !

Add the oil and only when everything else is perfectly mixed up, the last ingredient, salt. Mix until absorbed.

The compound will NOT look homogeneous or dough-like, but that’s the way it should be, don’t worry. Cover with a towel and leave it to rest for 15-20 minutes (avoid cold drafts).

Grease your hands (the mix is sticky!), spread the mix on the floured pastry board, then fold it: this means folding it in half (the mix is very soft at this stage, you might help yourself with a large spatula), then turn it around 90° and fold it again. The dough should be folded 5 times in total – this is very important as it’s the equivalent of kneading.

Put the mix back in its bowl which should be large enough to contain at least twice the amount, cover with film and put in the lowest shelf of your fridge for 24 hours.

When you take it out the next day, the surface should show big bubbles; spread it in the two well-greased pans WITH YOUR FINGERS (not a rolling pin) leaving half an inch all around, and let it rest another hour.

The official protocol allows for almost any conceivable topping on the Romana: tomato, cheese, anchovies, vegetables, anything (bar the pineapple!) remember that ham or salami is best added AFTER cooking. If you use tomato and mozzarella, see my notes above for the Napoletana

True pizza Romana is rarely done in round pies, and is often sold “al trancio” (in slices); it will be about 3/4 of an inch thick and therefore should bake as described for the Napoletana, only longer (10-15 mins). Serve immediately.


(*) Note on toppings: it’s pointless to argue which is best, but there is one which is the Queen of all pizza toppings: tradition goes that the “Margherita” was so named in 1889 to honour of HRH Margherita di Savoia, then Queen of Italy, with the three colours of the Italian flag: red (tomato), white (mozzarella) and green (basil). Now you know.

Figli miei, gioite !

La Storia ci regala la grande, irripetibile occasione che la mia generazione non è stata capace di creare: dobbiamo spendere 209 miliardi di euro per rilanciare il nostro Paese rispondendone non a noi elettori (che a maggioranza strilleremmo “Dalli a me!”) ma a una elite politica transnazionale democraticamente eletta, ma NON in Italia, mentre i populisti ignoranti a destra e sinistra dovranno stare a guardare.

Insomma, si è tolto di mezzo il fantasma delle “elezioni imminenti”.

A noi è stato dato di vedere la caduta del Muro, a voi la caduta dei populismi!

Pyramid puzzle

Many will be familiar with this puzzle which exists also as an online game; its rules are simple: you can only move one disc at a time and cannot place a disc over a smaller one. The objective is to move all discs from the C to the A position.

The entertainment value of such puzzles lies in the utter uselessness of the objective, and while it is deceivingly simple, attempting to solve it without a method leads to failure; I found an extremely elegant, recursive way to solve it and to calculate the number of moves it will take.

Obviously, moving the topmost disc from C to anywhere requires one move; moving the top two involves three moves:

  1. move the smallest disc to B
  2. move the second-smallest disc to A
  3. move the smallest disc from B to A

Since we know this, we can immediately determine that moving the top THREE discs requires 7 moves:

In fact, moving the top “n” discs always requires 2n-1 moves, allowing us to say that moving all 8 discs can be achieved in 28-1=255 moves.

The things I HAVEN’T demonstrated are WHY the number of moves is always a power of 2 minus 1 and whether this is the MINIMUM number of moves to achieve the solution.

Immuni e il GPS (2)

Ieri ho scritto un post presentando tre domande ai miei amici più esperti, dai quali mi sono piovuti addosso link e documenti e li ringrazio tutti collettivamente; ho anche fatto un paio di telefonate all’estero (una in Argentina e una in Germania) per sentire l’opinione di due persone che ritengo – ancorché generalmente fuori di senno – estremamente competenti su questo genere di cose.

Le risposte sono arrivate (o almeno io ne sono abbastanza soddisfatto) ma ovviamente hanno richiesto di guadare pagine e pagine di documenti e discussioni tecniche che vanno ben oltre il mio livello; le troverete linkate per supportare le mie interpretazioni, ma non posso escludere di avere commesso errori in buona fede.

Le tre domande

Riassumo per comodità le tre domande poste ieri:

  1. Perché BT normale non richiede la permission GPS e BLE invece sì?
  2. Perché su iOs non è necessaria la permission GPS che invece è necessaria su Android?
  3. Se lo scopo di BLE è consumare di meno, che senso ha richiedere il GPS acceso (che lo vanificherebbe completamente)?

Le risposte

La risposta a tutte e tre le domande deve essere ricollegata al fatto che per minimizzare le necessità energetiche, BLE si appoggia sulla piattaforma Beacon (concepita per interrogare sensori di prossimità a basso consumo) per effettuare la cosiddetta discovery, ovverossia identificare dispositivi con cui accoppiarsi per poi scambiare dati. Tra i dati scambiati con questi ipotetici dispositivi c’è anche la posizione degli stessi che perciò potrebbe essere usata per determinare – almeno grossolanamente – la posizione dell’utente.

Dalla versione 8 è stata riconosciuta la necessità di una API specifica che consentisse la discovery senza accesso alla geolocalizzazione ed è stata introdotta la Companion Device Manager API; la Guida per gli sviluppatori infatti ci dice che:

Because discoverable devices might reveal information about the user’s location, the device discovery process requires location access. If your app is being used on a device that runs Android 8.0 (API level 26) or higher, use the Companion Device Manager API. This API performs device discovery on your app’s behalf, so your app doesn’t need to request location permissions.

Per i non anglofoni, “[…] su dispositivi che funzionano con la versione di Android 8 e successive utilizzate la Companion Device Manager API che esegue la scoperta senza richiedere la permission relativa alla posizione […]”

Dunque la risposta 1 è che BLE e BT sono diversi (quest’ultimo non usa Beacons) mentre la risposta alle domande 2 e 3 coincide perché è legata alla possibilità che la app venga installata su uno smartphone ormai vecchiotto: per non escluderli è stato scelto di supportare la API più “vecchia” che funziona su tutte le versioni, a prezzo però di richiedere una permission in più e con consumi energetici maggiori.

Conclusione

Si poteva evitare tutto questo casino (polemiche, servizi su Report, ecc.) ?

Effettivamente i dispositivi che hanno una versione successiva alla 8 non sono la totalità, ma al momento in cui scriviamo questo articolo rappresentano oltre l’80% del parco a livello mondiale e l’85% in Italia.

Al posto degli sviluppatori avrei forse scelto di supportare per default la API più moderna (e più rispettosa della privacy), avvertendo gli altri che:

Attenzione: stai installando la app su una versione di Android antecedente alla 8 e pertanto ti verrà richiesto il permesso di lettura della posizione, anche se questo dato NON viene utilizzato.

Immuni e il GPS

Disclaimer: l’ultima volta che ho programmato un computer, i linguaggi à la page si chiamavano Assembler, Pascal, Fortran IV e Cobol. Per i più arditi c’era l’APL, dunque non venitemela a menare…

Come tutti, dato che non vivo in una caverna, ho seguito il dibattito sulla app Immuni capendoci assai poco, ma alla fine decidendo di installarla sulla base di un campionamento tra le persone della mia bolla.

Ieri l’amico Massimo mi chiede: “Ma anche a te smette di funzionare se spegni il GPS?” Io il GPS lo lascio sempre acceso, dunque ho dovuto provare per saperlo e, in effetti, la app segnala immediatamente errore.

Allora ho cominciato a tartufare un po’ in giro scoprendo che il GPS acceso è necessario solo con Android, escludendo dunque che sia un bisogno della app, ed escludendo perciò che si tratti di un malizioso tentativo per tracciare più di quanto sia necessario.

Ciò detto, ha ragione Massimo: col dibattito che c’è in giro, non spiegare PERCHÉ sia necessario accendere il GPS potrebbe portare qualcuno ad insospettirsi ed evitare di installare la app.

Ma soprattutto per me non spiega COME MAI questa particolare permission sia necessaria; un puntatore me lo ha indicato Leonardo, segnalandomi che nelle discussioni tra sviluppatori è fatto noto che per usare BLE (Bluetooth Low Energy) sia necessario chiedere la permission GPS.

Le discussioni tra sviluppatori fanno venire il mal di testa, ma dopo un’oretta passata su questa ho capito che:

  • non è un baco. Google ha risposto che “questo è il comportamento previsto”. Dunque non si tratta di una situazione che, prima o poi, verrà risolta.
  • il processo di scansione con BLE consente (in linea di principio) di identificare grossolanamente la posizione del dispositivo.
  • per questa ragione, Google ha deciso di rendere trasparente queste situazione, imponendo la permission esplicita GPS: in altre parole, se non ti va che possa essere tracciata la tua posizione, almeno lo sai e puoi decidere di non usare quella app.

Fin qui tutto chiaro? Mica tanto: mi rimangono tre dubbi:

  1. il protocollo BT normale (non Low Energy) invece non richiede la permission GPS: per logica, questo significa che una scansione BT normale NON rivela la posizione. Come mai ?
  2. l’obiettivo del BLE è proprio quello di consumare meno energia. Non viene vanificato dalla necessità del GPS acceso (notoriamente gran consumatore) ?
  3. ammesso che sia vero che iOs non richiede il GPS, delle due l’una: o Apple se ne frega del fatto che una scansione BLE permetta un tracciamento geografico indebito e confida nel fatto che gli sviluppatori di app BLE non sfruttino questa possibilità, o Apple ha trovato il modo di evitare che la scansione BLE riveli la posizione. Spero la seconda, ma mi domando perché non condividere con Google perché le due API potessero funzionare esattamente allo stesso modo….

Torno a Massimo che si arrabbia perché si sente preso per il naso per dirgli: ammesso e non concesso che quello che ho scritto sopra sia corretto, te lo immagini spiegarlo ai giornalisti ?!?

La matematica al tempo del virus (settimana 10)

Tutte le curve internazionali sono in rientro, anche se a velocità diverse, eccetto quella inglese, che mostra un’impennata verso l’alto: a numero di nuovi contagi costante (fermi da circa 4 settimane attorno al valore di 500/milione), nell’ultima settimana gli inglesi sono passati da 73 a 117 morti/milione.

In Germania e Svizzera i nuovi contagi scendono più rapidamente dei decessi, ma siamo comunque sui valori minimi tra quelli censiti; invece in Svezia diminuiscono ma meno rapidamente che in altri Paesi sia i contagi che i decessi.

L’Italia con 231 contagiati/milione questa settimana ormai non occupa che il sesto posto nella diffusione del contagio, dietro a USA (591), UK (508), Svezia (383). Belgio (383) e Russia (342).

Migliora anche di più anche la posizione italiana per quanto riguarda i decessi: i nostri 31/milione questa settimana ci collocano dietro UK (i già ricordati 117), Belgio (74), Svezia (47), Spagna (41), USA (40), Olanda (34) e Francia (32).

Per quanto riguarda le regioni italiane, si conferma il trend di rientro di tutte le regioni, benché per alcune ci troviamo ancora su valori assai alti, ai vertici internazionali:

  • Contagi: Piemonte (596/milione), Liguria (559), Lombardia (446), Emilia Romagna (352), Veneto (173), Toscana (111), Altre (58).
  • Decessi: Lombardia (87/milione), Piemonte (75), Liguria (61), Emilia Romagna (57), Veneto (41), Toscana (25), Altre (10)

[Guest post] La ricetta della focaccia genovese

by Mirella Facchin

Ingredienti

  • 187g acqua
  • 19g olio
  • 7g sale
  • 3g malto
  • 299g farina (che regga una lievitazione media, tipo W260)
  • 16g lievito di birra
  • olio e acqua per cottura

Procedimento

500g di pasta riempiono una teglia 25×40

  1. Sciogliere acqua, sale, malto ed olio
  2. Aggiungere metà della farina fino ad ottenere una pasta densa, ma ancora liquida
  3. Aggiungere il lievito ben sbriciolato, eventualmente sciolto in un po’ dell’acqua tiepida sottratta da quella iniziale
  4. Lavorare la pasta aggiungendo la farina restante, fino ad ottenere un impasto compatto ma non duro
  5. Lasciar riposare per 10/15 minuti su un’asse di legno coperta da un telo per evitare che si formi la crosta: la pasta diventerà più asciutta e più facile da gestire
  6. Piegare la pasta in 2 (o in 4 a seconda della forza della farina) per rinforzarla
  7. Dare alla pasta una forma che ricalchi la forma della teglia dove verrà cotta, senza però stirare l’impasto
  8. Versare sul centro della teglia un po’ d’olio e deporci sopra la pasta
  9. Cospargere di olio la superficie della pasta con un pennello (sempre per evitare la crosta)
  10. Mettere a lievitare nel forno spento (30°) per circa 1 ora (raddoppio del volume)
  11. Stendere la pasta nella teglia schiacciandola e non tirandola fino ad occuparla tutta
  12. Cospargere la superficie con un velo abbondante di sale sempre per evitare la crosta
  13. Lasciar riposare circa 30 minuti
  14. Versare un po’ di acqua tiepida e poi un po’ di olio evo
  15. Formare i buchi nella pasta, usando la punta delle dita
  16. Lasciar lievitare altri 75 minuti (anche 2 ore se serve) ATTENZIONE A NON SBATTERE LA TEGLIA METTENDOLA IN FORNO
  17. *** A questo punto è possibile bloccare la lievitazione mettendola in frigo ed estraendola circa 90 minuti prima della cottura ***
  18. Infornare nel forno già caldo (220°) e cuocere per 15-20 minuti ATTENZIONE A NON FARE MOVIMENTI BRUSCHI NELL’INFORNARE
  19. Quando sarà cotta sfornare e rovesciare la focaccia per far passare l’aria anche sotto
  20. Dare una pennellata di olio sulla superficie