San Giorgio e il drago

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Nel terzo secolo la popolazione di Silena, in Libia, era angariata da un drago che ammazzava con la sua fiatella; per placarlo gli abitanti lo nutrivano con due pecore al giorno, ma quando gli ovini cominciarono a scarseggiare, li sostituirono con giovani tirati a sorte, finché non toccò alla figlia del Re, salvata solo dal provvidenziale intervento del cavaliere Giorgio, un turco cristiano (ahem!) che, riparato dietro lo scudo crociato (ahem!) ne fece carne di porco in men che non si dica.

Se non ci fosse stato il drago, Giorgio non sarebbe stato che un soldataccio di passaggio, ed infatti in seguito divenne guardia del corpo dell’imperatore Diocleziano che per tutta gratitudine lo mise a morte in quanto cristiano facendone un Santo.

I nostri governanti sono come Giorgio: incapaci di costruire o gestire (ruoli che richiedono perizia e competenze) girano in cerca di draghi da ammazzare: negri, euroburocrati, magistrati, studenti. Va bene tutto, purché sputi fuoco.

Ad ogni voce che si leva criticando rispondono automaticamente con la stessa battuta “Si faccia eleggere”: è toccato a Tito Boeri ed oggi tocca ad Armando Spataro, una serie infinita di duelli per decidere chi è più veloce. Nemmeno concepiscono che ci sia chi non ambisce ad essere eletto ma mantiene la capacità di criticare ciò che gli pare sbagliato.

E oggi, dopo che si è divorato i pentecatti un boccone dopo l’altro, sappiamo che nessuna pistola si può misurare con Salvini.

O forse è al maschile?

Notes of note.

IBM Domino v10 is being released. That’s a long way from the original Lotus Notes, itself the grand-nephew of Iris Associates’ Notes.

When Lotus bought IA, I was their Country Manager for Italy. We (like all the PC industry) were selling spreadsheets and word processors at the time, simple stuff which did well one simple thing on a single PC. Well, Notes was not like that at all, and despite  trainings and brochures, most of us could NOT effectively explain what Notes did and therefore why customers should buy it.

So I did the only sensible thing for an ex-nerd: ripped open a box and installed the damn thing on my machine and (without reading a single line of the manual) started playing with it.

Within a week or two I had familiarized myself with the programming language of Notes and developed what quickly became the most used Notes application in Italy: JOKES.NSF where people would write silly jokes and others could comment.

This may sound like nothing today, but we are talking early Nineties here (I left Lotus in 1993): other software companies didn’t have a clue about network-based rapid application development, so it was pretty advanced stuff. I remember that we struggled to define a new software category (“groupware”) which for years included only one product

The Jokes database was by default included as a sort of general demo on every installation of Lotus Notes in Italy, and was used by so many Sysadmins that our own systems engineers posted there tech messages because it was the best way to make sure they would be read quickly.

There might a few people among my contacts who remember Jokes.nsf and if you are an early adopter of Lotus Notes a copy of this social network ante-litteram could lay dormant on your servers, waiting to amuse you.

Therefore I salute Domino 10: this is my small tribute to one of the best pieces of software I ever came across.

Down the trampoline

For the best part of the last two years, I devoted my life to this start-up, OneWedge.

Like any start-up, it has been so far an exhilarating journey: since its inception, we (me and my brother Paolo) have been working on defining the business model and testing it with hundreds of potential customer calls.

We’ve been encouraged by the fact that so many big corporations took the time to discuss our idea with us, even though we are nothing, yet: we have been met with genuine interest which sometimes resulted in rejection, more often in polite, “let’s-keep-in-touch” interest and in some cases in authentic, enthusiastic support.

However our idea needs money (several millions) and the search for funding has been exactly like they tell you it is: endless pitching of investors, looking for the right one.

That part is not pleasant, take my word, rejection is ugly.

It causes you to doubt yourself, to think that maybe you’re too early, that you don’t have the right background or experience, that your competitors will crush you, that you’re too old, More insidiously, rejection is often due to the inability to overcome the nagging feeling I read in their eyes:

If this is the solution, how comes no-one of your many, big competitors has thought of it?

It’s the worse kind of objection, first of all, because it’s implicit, secondly because I have been asking myself the same question every morning for the past two years.

Reading books written by entrepreneurs who made it, usually you find an empirical 10-to-1 rejection rate, meaning 9 out of 10 investors you pitch won’t even meet you, and 9 out of 10 you meet won’t invest. By that metric, I am still way short on rejections.

Anyway, next Monday we’re headed for Florence where we’ll meet a group of hot investors prospects; this is not really a cold call, as we had the benefit of a long preparation phase with investment advisors: this meeting has been thoroughly prepped and their interest probed already. The deck has been scrupulously rehearsed – including the de-luxe rehearsal session at the TEDx – and it has been a long time since I have ever met a “new” objection.

I write this ahead of the event to make sure I faithfully record my feelings as they truly are and not through the filter of delusion or elation depending on the outcome.

I need my best performance, ever – I play the visionary, Paolo plays the concrete, down-to-earth Operations man. By experience, I know the impact will be directly proportional to how high on adrenaline I will be, because audiences large or small feel energy flowing and are attracted to it, they want to partake.

Most people think that events like the TED limit the length of talks to less than 20 minutes not to bore the audience, but I think the real reason is that they don’t want to exhaust the best speakers who pour immense amounts of energy on the audience.

Thanks God the week is almost over, only 80 hours to go, then we’ll look down the trampoline.

After that, there is only the jump.

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Si. Può. Fare!

Puoi salire sul palcoscenico mille volte, ma ogni volta è la prima: come diceva il maestro di sci Eddy ai miei figli:

“Se la sera no fa male gamba tu no sciato bene, sì?”

 

Due giorni intensi, uno schizzo di adrenalina fino al cielo seguito da un down di molte ore.

Arriverà l’iconografia ufficiale ma nel frattempo ecco qualche immagine e, in serata, il video con la Mobilità Elettrica in meno di 18 minuti.

 

La mia proposta di ascensore

Ben tre amici diversi e che non si conoscono tra loro hanno criticato il mio post di qualche giorno fa nell’identico modo:

Troppo comodo limitarsi ad indicare il problema, senza proporre una soluzione!

La ragione per cui l’ho fatto è che sarebbe (è) una proposta troppo superficiale, che avrebbe bisogno di essere studiata con molta più attenzione e che sicuramente non ha il beneficio di una analisi quantitativa accurata. D’altronde l’accusa di paraculaggine è insopportabile, per cui ecco la mia

Proposta

Se si accetta il presupposto che la catena dell’ascensore sociale funzioni così:

SAPERE >> REDDITO >> PATRIMONIO

il quesito diventa: come facciamo a ridare speranza agli Esclusi, convincendoli che sulla base dei propri meriti hanno anche loro la possibilità di rientrare tra le Élites?

Come facciamo a prendere da chi ha per dare a chi non ha, evitando il rischio del banale assistenzialismo che caratterizzava le distribuzioni di frumento dell’Antica Roma spingendola alla sua espansione militare senza limiti?

Insomma, l’obiettivo è far sì che la redistribuzione “attecchisca” mettendo in moto l’ascensore sociale: riflettiamo dunque su quali azioni siano possibili in ciascuno dei tre stadi dell’ascensore.

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Il patrimonio

La storia ci dice che tassare i Patrimoni è sempre più difficile: se una volta i patrimoni si toccavano (case, ville, palazzi, terreni) oggi essi sono sempre meno “real estate” e sempre più virtuali. In effetti non credo esista da nessuna parte un registro di chi ha, quanto ha e soprattuto dove ha.

Dunque il primo problema sarebbe dove andare a prendere le informazioni; certo, si può immaginare di obbligare le banche a operare un prelievo forzoso nottetempo dai conti correnti, una strada già testata con risultati disastrosi.

Anche a voler ignorare gli eventuali profili di incostituzionalità, una misura di questo tipo dovrebbe comunque essere legiferata e quand’anche l’urgenza del momento permettesse di ottenere una maggioranza, nell’istante stesso in cui si iniziasse a parlarne i grandi patrimoni in pochi microsecondi sarebbero trasferiti verso lidi sicuri, ma soprattuto le Banche sarebbero prese d’assalto facendole fallire tutte in pochissimi giorni.

Per mitigare un effetto del genere, bisognerebbe che non vi fossero “lidi sicuri”, cioè che questa stessa legislazione restrittiva venisse posta in essere in tutte le economie sviluppate o, almeno, a livello Europeo.

Sarebbe più semplice far passare una delibera che richiede mille millesimi nel vostro condominio…

I redditi

Lo stiamo facendo dalla fine del Settecento(1) ed in effetti gli economisti hanno rilevato qualche beneficio: tra il 1950 ed il 1980 le disuguaglianze si sono effettivamente ridotte. Questa tassazione però si è lasciata “scappare” i redditi di tipo finanziario, che dal 1980 in poi hano ricominciato a far crescere il divario tra Élites ed Esclusi.

Un intervento fiscale sui redditi finanziari è forse leggermente meno impossibile dell’intervento patrimoniale, ma ne stiamo parlando da quasi quarant’anni senza alcun passo avanti (valga per tutti l’esempio ormai frusto della Tobin Tax: formulata per la prima volta nel ’72, era ancora a livello di proposta nella piattaforma elettorale di Hillary Clinton nel 2016)

In più sempre maggiore vigore assumono le teorie di fiscalità piatta, nonostante l’evidenza del beneficio spropositatamente concentrato su chi ne ha meno bisogno, grazie alla retorica della trickle down economy che non è suffragata dai fatti ma sembra tangibile e diretta e dunque, piace quasi a tutti.

Il sapere

La correlazione positiva molto forte tra qualifiche superiori e reddito viene provata di continuo, ed è del tutto evidente che un ingegnere con un ottimo stipendio rende allo Stato molto di più di un commesso di grande magazzino pur costandogli sostanzialmente lo stesso (sanità, infrastrutture, difesa).

Se rende di più, allora, perché non investire per incoraggiare il giovanotto diciottenne a scegliere l’una via anziché l’altra?

Questo investimento potrebbe prendere la forma di varie misure:

  • istruzione universitaria gratuita
  • residenze statali per studenti
  • reddito minimo di inclusione

tutte graduabili in funzione dei risultati ottenuti: uno studente volenteroso e capace ottiene tutto gratis, e anzi viene mantenuto agli studi, mentre un somaro svogliato – se proprio vuole studiare – si paga tutto (come succede ora).

In Italia si producono circa 150.000 laureati all’anno (una delle percentuali più basse d’Europa); raddoppiarli offrendo queste misure potrebbe significare un costo totale di 6-7 miliardi l’anno che però nel lungo periodo si tradurrebbero senz’altro in un beneficio fiscale netto per lo Stato(2)

Certo, poi ne discenderebbe la necessitò di un miglioramento della qualità delle Università italiane e, di conseguenza, degli altri ordini di studi anche se sono persuaso che non stiamo partendo da una situazione di drammatico ritardo.


(1) introdotta dal governo inglese nel 1798

(2) qui sì che ci vorrebbe qualcuno capace di fare questi conti…

L’ascensore post-ideologico

Come fanno a stare insieme Lega e Cinquestelle? Due ideologie che sarebbero agli antipodi, che se ne sono dette di tutti i colori in campagna elettorale, con valori che sono opposti tra loro, eppure…

La ragione forse è che le ideologie non descrivono più adeguatamente i blocchi sociali.

Piketty ha ben descritto la spirale di accumulo che inesorabilmente concentra nel 10% più ricco della popolazione una percentuale spropositata dei guadagni: l’imposta progressiva sul reddito ha rallentato il fenomeno ma non lo ha fermato, creando con l’andar del tempo accumuli incredibili di ricchezza. Fa tristezza pensare con quanto abbandono ora si promuove la tassazione piatta che darebbe un ulteriore impulso a questo tremendo meccanismo sperequativo.

Quelli che FANNO (i soldi) piano piano si trasformano perciò in quelli che HANNO (i patrimoni) ed, una volta lì giunti, sfuggono in buona sostanza alla livella delle tasse.

La soluzione del capitalismo moderno è stata quella di dare ad ognuno la possibilità di essere tra quelli che FANNO regalando a tutti salute ed istruzione gratuite (o quasi): quelli che SANNO possono perciò diventare quelli che FANNO e, se sono fortunati, anche quelli che HANNO.

Ma mentre questo ascensore sociale faticosamente faceva il suo lavoro, il motore del capitalismo metteva il turbo al settore finanziario grazie a innovazione tecnologica e globalizzazione ed il divario, anziché diminuire, è aumentato facendo aumentare anche il livello delle competenze necessario per mettere in moto l’ascensore stesso, tagliando così fuori fasce sempre maggiori di popolazione.

La frattura fra l’élite di chi SA, FA e perciò HA e il popolo che ne è escluso si è definitivente consumata.

Non deve dunque meravigliare se il popolo escluso ascolta sirene populiste: anche solo per comprendere l’illogicità di certe promesse bisognerebbe SAPERE, ma il popolo è per definizione escluso dal sapere che, anzi, guarda con sospetto perché lo percepisce (non senza ragione) quale primo strumento della propria esclusione.

Senza nessun complotto si è formato il partito dell’Élite (i pochi che SANNO, FANNO ed HANNO e il partito del Popolo (i molti esclusi) come innumerevoli volte prima d’ora e se in passato questa tensione ha scatenato sanguinose rivoluzioni, oggi basta votare: Ungheria, USA, Russia, Austria, (quasi) Francia, (quasi) Olanda, Italia e chissà quanti altri.

La Storia insegna però che queste Rivoluzioni – nascano nel sangue o nelle urne – alla fine cambiano molto poco: al più (ma nemmeno sempre) cambia qualche nome nella Élite ma… tutto ricomincia come prima.

La domanda dunque è se – una volta terminata la fase rivoluzionaria che stiamo vivendo, speriamo senza troppe conseguenze – sia possibile trovare un nuovo modo per rimettere in moto l’ascensore sociale ma soprattutto convincere il popolo a ricominciare ad usarlo, e perché questo succeda sarà necessario

trovare il modo di rallentare i meccanismi divergenti di accumulo.

Se sapessi come fare, probabilmente contenderei il Nobel a Piketty :-D

#BBQ18

Archiviata con grande soddisfazione l’edizione 2018 del nostro barbecue d beneficenza.

FestaCatalfamo
Dal drone di Roberto Alfieri

Un po’ di numeri:

  • eravamo in 132 + 9 nani
  • abbiamo consumato 115 salamelle, 18 kg di pulled pork, 6 kg di fagioli, 12 kg di peperoni, 14 melanzane, 25 kg di patate, 16 filoni di pane, 130 panini, 60 birre, 26 bottiglie di vino, 56 litri d’acqua, 140 porzioni di dolce, quasi 1,5 kg di ciliegie, 2 torte portate dagli ospiti e… 94 caffé !
  • abbiamo raccolto €1940 (compresi i 250 provenienti dagli amici che, pur non essendo intervenuti, ci hanno sostenuto con una donazione) e ne abbiamo spesi 1000, dunque domani porteremo ai frati di Canepanova i 940 euro per la Mensa dei Poveri, perfettamente in linea con l’anno scorso (600 euro per 83 presenza)

Dove possiamo migliorare

  • La singola maggiore spesa è stato il noleggio del furgone per il trasporto di tavoli e sedie (€150) – l’anno prossimo dobbiamo trovare qualcuno che ce lo presti (cominciate a domandare in giro, serve un vano di carico di ALMENO 2m.)
  • Dobbiamo anche trovare qualcuno che ci presti un congelatore extra per il ghiaccio, che non ce n’è mai abbastanza
  • Tre portate di carne sono troppe, meglio fermarsi a due (sono rimasti nel surgelatore una quindicina di kg tra costine e hamburger) EDIT: i buoni frati si sono presi tutto ciò che era avanzato, e ci hanno doppiamente ringraziato!
  • La bruschetta iniziale va razionata/distribuita meglio e forse ammazza un po’ l’appetito
  • La musica dal vivo è piaciuta da matti, sarebbe però necessario un piccolo quadro elettrico esterno; inoltre bisogna capire come regolarsi per la SIAE (ho chiesto lumi “in alto” perché trattandosi di una festa privata in casa mia, forse è esente)

E ora, FOTO

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(e qui quelle di Giuseppe, fotografo ufficiale)

APPUNTAMENTO AL

9 GIUGNO 2019

Cos’è Basilium?

Come sempre, durante le campagne elettorali, parli con chi conosci e anche con chi non conosci. Questo vale anche per i piccoli centri come Basiglio, ove sto dando una mano all’amico Luigi Onesti che il 10 Giugno concorrerà alla carica di Sindaco per una lista di centrosinistra.

Pur non essendo candidato in prima persona, appoggio insieme ad altri amici la sua candidatura in quanto la ritengo coerente con i valori che hanno animato il progetto politico-associativo chiamato “Basilium” nel quale mi sono impegnato per quasi 25 anni.

Quando però interloquisco con persone (fortunate loro) assai più giovani di me, questo nome rischia di essere privo di significato, ragione per cui ho deciso di scrivere una breve storia di Basilium.

Gli inizi di Basilium

L’associazione Basilium nasce il 14 luglio 1994, per iniziativa di una dozzina di persone che – fin da allora – avevano a cuore la gestione del territorio di Basiglio per difenderlo dallo sfruttamento ad opera di operatori immobiliari: anche se i nomi sono cambiati, la proprietà di questi operatori è sempre riconducibile alla stessa famiglia.

Fin dal 1993, infatti, la allora EdilNord desiderava che fosse modificato lo strumento urbanistico (che all’epoca si chiamava Piano Regolatore) per permettere ulteriori edificazioni: su questa richiesta venne convocato un referendum che si risolse in una disfatta per l’Amministrazione in carica presieduta da Alessandro Moneta, che in effetti poco dopo fu sfiduciato dalla sua stessa maggioranza.

Elezioni 1994

Il 20 Novembre 1994 si andò dunque ad elezioni anticipate e per la prima volta comparve il simbolo di Basilium,

una semplice scritta azzurra in campo bianco: a spalleggiare il candidato Sindaco Mario Traxino molti dei soci dell’Associazione che però non è mai stata ansiosa di ingrossare le proprie file, dato che in 24 anni di esistenza ha accettato UN SOLO nuovo socio.

Molti di questi baldi (allora) quarantenni nel frattempo si sono trasferiti e qualcuno è anche già mancato, ma alcune facce le potrete incontrare ancora a far la spesa o a prendere un cappuccino al bar.

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Contro di loro una lista nominalmente civica sul cui volantino campeggiano però i simboli dei partiti che all’epoca costituivano la coalizione di CentroDestra: Forza Italia, Centro Cristiano Democratico, Alleanza Nazionale e Lega Nord.

Ciascuno dei candidati è in quota ad uno dei quattro partiti, e nella pattuglia di Forza Italia troviamo una persona che oggi conoscono tutti a Basiglio:

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che allora militava nelle file forziste e lo avrebbe fatto ancora per una decina d’anni e forse più.

Il risultato di queste elezioni è una atroce delusione per Basilium: lo storico Mario Traxino ottiene 1479 voti, ovvero solo 9 in meno del candidato del CentroDestra Marino De Nicolò che dunque diventa Sindaco.

Però c’è appena stato un Referendum in cui i cittadini di Basiglio hanno in stragrande maggioranza detto “NO” a ulteriori sviluppi edilizi e il Sindaco De Nicolò che pure ha messo in programma una “revisione del PRG con un incremento pari al 5% dell’esistente” non se la sente di forzare la mano, lasciando trascorrere il suo mandato – segnato fra l’altro da notevoli problemi di salute – senza mettere in cantiere granché, se si eccettua il cosiddetto “Castellotto”, come venne chiamato allora; nonostante l’ opposizione di Basilium il progetto – peraltro consentito dal PRG in vigore – alla fine venne realizzato: si tratta di quel condominio in via don Silvio Coira di fronte all’ex-asilo delle Suore, la cui sagoma condannò al buio semi-permanente le villette che sorgono dietro.

Ma nel corso di questo mandato Basilium si è fatta sentire su moltissimi temi, arrivando persino a pubblicare una specie di periodico (o per meglio dire, una sequenza di volantini) sempre imperniati sul tema dell’urbanistica e della buona gestione.

Elezioni 1998

E dunque si presenta alla tornata elettorale successiva più agguerrita che mai, presentando quale candidato una donna senza nessuna esperienza politica, l’avvocato Mirella Facchin, al quale si oppone nientemeno che l’onorevole Valentina Aprea, con la quale l’inesperto avvocato sostiene persino con successo un dibattito televisivo in diretta.

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Anche nel 1998 il tema centrale è quello dell’Urbanistica su cui Basilium conia il fortunato slogan dell’Opzione Zero:

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Il risultato sorprende tutti perché Basilium vince di 145 voti. L’Amministrazione si distingue per attivismo ed i risultati non tardano ad arrivare: grazie ad una vigorosa lotta all’evasione (principalmente a carico di alcuni Enti Pubblici) ed una gestione oculata il Bilancio viene rapidamente rimesso in sesto, al punto che – unica Amministrazione nella storia di Basiglio – le imposte locali vengono DIMINUITE. Viene ristrutturato l’intero Centro Storico, allungata la pista ciclabile realizzandola in calcestre anziché in asfalto, avviata la raccolta differenziata, costruiti gli spogliatoi per il centro sportivo, assegnata una nuova sede alle associazioni, ampliato il cimitero e la sede comunale, Viene persino avviato il percorso di acquisizione a patrimonio comunale dell’anello di strade intorno al comprensorio e delle aree a verde non di pertinenza delle residenze.

Senza costruire un metro cubo.

Con risultati come questi – si direbbe – la rielezione è assicurata. Ma non è così.

Elezioni 2003

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Imparata la lezione del 1998, infatti Forza Italia punta senza divisioni di sorta su Marco Flavio Cirillo che si presenta con un rassicurante programma che evita accuratamente ogni accenno ad espansioni urbanistiche e vince nettamente.

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Ed infatti sarà solo nel secondo mandato che verrà avviata la completa revisione del PGT per arrivare allo strumento di cui stiamo parlando oggi.

Basilium, oggi

24 anni di battaglie a difesa del territorio ci hanno fatto capire che non si può mai tirarsi indietro. L’esperienza di Officina, una lista civica con la quale, sulla carta, Basilium condivideva molti valori è stata deludente: l’obiettivo principale, lo scardinamento del PGT voluto da Cirillo e Forza Italia a beneficio delle immobiliari è stato completamente mancato.

Eppure il mandato ricevuto dagli elettori era stato plebiscitario, premiando il candidato Eugenio Patrone (sì, proprio lo stesso) con 1.837 voti contro i 1.239 ottenuti dalla lista alla cui guida Andrea Pastore aveva sostituito Cirillo.

Le ragioni di questo fallimento così doloroso sull’unico obiettivo veramente significativo in gioco sono tutt’ora motivo di discussione.

Per fortuna si è formata nel frattempo una nuova generazione di quarantenni che amano la propria città come allora lo amammo noi ai quali possiamo passare il nostro testimone.

Le possibilità di disfare ciò che è stato architettato con tanta cura sono ormai pochissime, e questo è giusto che i cittadini di Basiglio lo sappiano; Cirillo ha nel frattempo rotto i ponti con Forza Italia per ragioni che conoscono solo loro e che a noi non interessano, ma entrambi sono direttamente e completamente responsabili di aver dato via libera ad una colossale speculazione che i cittadini di Basiglio non hanno mai voluto.

Sia che miracolosamente si trovi un qualche rimedio, sia che si possa solamente gestire la situazione, è essenziale che la controparte dell’imprenditore immobiliare siano gli eredi dell’unica Amministrazione che è riuscita ad opporglisi efficacemente.

WTF, Italy?

A few of my friends who love this country but are not Italians asked me what the hell is going on here, as media accounts are – as always – confused and biased.

I am no better (confused and biased, that is) but I will put my considerations in writing with the hope that this process helps me clarify my own thinking.

1 – what happened

That’s the easy one: sensing he was riding the wave of consensus, the leader of the Lega (Matteo Salvini) pretended to work together with the Movimento 5 Stelle (Luigi Di Maio) to hack together a program (the Contract) full of pie-in-the-sky promises on which the two populist parties would govern together, but when it was time to get the assent of the President of the Republic (which in Italy gives the job of Prime Minister and nominates the Ministers on suggestion by the PM) they suggested as a candidate for the Ministry of Economy, Paolo Savona, an 82yo economist known for his anti-euro stance.

Since any reference to an Italexit was carefully edited out of the Contract, President Mattarella demanded – as is his Constitutional prerogative – an alternative name, and when mr. Salvini refused to budge, the deal fell thru.

2 – what’s happening now

President Mattarella has given the job to Carlo Cottarelli, an IMF banker and a deficit hawk who was Spending Review Commissioner.

Of course, he may or may not get a confidence vote in Parliament (not likely, looking at the numbers, esp. in the Lower Chamber) which will determine how much he will be able to rule and the sort of 2019 Budget he’ll be able to pass, in view of the automatic Safeguard VAT increase to 25% which may kick-in next year.

That said, mr. Cottarelli may be able to turn the crisis to his (and our) advantage in negotiating with Bruxelles which, regardless of what the hawks say, can ill-afford to lose a founding member. Moreover, this is not Greece, where at stake were the balance sheets of a few German and French banks: the sheer size of Italy’s debt is also its best weapon, once everybody agrees the barbarians are at the gate.

3 – what will happen next

Another vote, of course, but the plot thickens.

On the surface, the populists have a majority: all they have to do is work together, carry the election on an openly anti-Euro platform and then get on with it. This time, President Mattarella could NOT stop them on grounds voters have been misled by not discussing openly Italexit.

Except for two things:

  • The Five-star Movement feels betrayed and manipulated and they have immediately aired this feeling: their fear is that the main change in the new ballots would be a net migration of voters from their party to the Lega; they also fear that some of their voters of left-wing ideology (of which there is plenty), resenting the cozy relationship with the extreme far right of the Lega may not confirm their vote. Its current leader mr. Di Maio is damaged beyond repair and will inevitably fall prey of the in-party feeding frenzy.
  • The Lega has an issue with an all-out anti-Euro campaign as this would fray their relationship with europeist Forza Italia with whom they govern in hundreds of cities and regions. Moreover, the strongest constituency of the Lega is in the rich, productive and exporting North, which would hardly welcome the move.

Therefore the populist front is divided and more likely to reallocate a few percentage points from one to the other, rather than advancing as a whole and the dramatic spate makes it next to impossible to campaign, let alone govern, together.

Forza Italia gets its thoroughbred horse back in the race following the judicial rehab of Silvio Berlusconi, and the Democrats will move to a new leadership (my money is on this man) completing their transition to a fully Social Democratic party: they share a strong europeism and may be able to use it as the central plank of a new common platform.

 

Obsessed by the short term

In recent times, two big corporate scandals seemed poised to shake the foundations of giant Corporations: Dieselgate and Cambridge Analytica.

Except they did not: data shows record sales for Volkswagen and increased use of Facebook.

This is due – IMHO – to our difficulty in focusing on anything that’s not short term: expecting that a segment so important for the economy flips instantly is like expecting  a supertanker to turn on a dime

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In this chart I estimated the value of the Automotive segment for Italy (in billion Euros per year) concluding that the shift to electric mobility will probably cause 37 out of 150 bn to simply disappear but also re-allocating about 30 of the remainder.

67 billions changing hands (either in the pockets of consumers or move from one segment to another) in Italy alone which represents about 2,4% of the world market will require A LOT OF TIME to happen. Screenshot 2018-05-21 17.52.11.png

To be honest I do not know what is the corresponding earthquake impending on Facebook, but I would not expect it to happen in a month or in a year: the U.S Census Bureau tells us that the share of e-Commerce on total Retail sales was 0.5% in Q4 ’99, 3.8% in Q4 ’07 and was 10,.5% in Q4 ’17 – a little over 10% and we’re already yelling Armageddon.

My dad worked in the oil business and told me a few stories about oil tankers: in one he said that good skippers start to steer them before they even see the harbor. In another he said once the steering starts, nothing on Earth can stop it.