La triste storia della mia caldaia

Ho acquistato la casa dove vivo nel 2010: si tratta di un edificio rurale ricco di storia, il cui nucleo centrale risale addirittura al XVII secolo e che nel corso della sua lunga vita è stato fattoria, stazione di posta per il cambio dei cavalli, osteria e, da ultimo, abitazione di residenza.

Si tratta di un edificio isolato con prestazioni termiche passive pessime ma di difficile emendabilità: nel corso di questi anni ho investito decine di migliaia di euro per un grande impianto fotovoltaico (del quale ho raccontato su queste pagine) e sostituito man mano qualcuna delle 36 (!) finestre. Quest’anno ho affrontato la sostituzione della vecchia caldaia per il riscaldamento, una unità da 70kW non a condensazione, con un sistema più efficiente con due caldaie in cascata per una potenza totale di 50kW.

Interpellate diverse imprese nel dicembre 2018, ho ricevuto preventivi non sempre confrontabili tra di loro e la mia scelta è caduta su una piccola azienda, la Global Service Sas di Cosimo Damiano Totta.

La scelta è stata motivata in parte da fattori economici ma anche dal titolare, che mi ha favorevolmente impressionato per l’atteggiamento di chi risolve i problemi (anziché semplicemente denunciarli).

Nei mesi di giugno e luglio dunque il nuovo sistema è stato installato; subito dopo però, il signor Totta mi ha spiegato che per il mio impianto era necessario registrare all’INAIL un “libretto di impianto”, adempimento del quale si è incaricato e per il quale ho pagato in “diritti” la somma di €2.070,34; mi è stato consegnato un documento su ogni pagina del quale compaiono timbri e firme dall’aspetto ufficiale come questo qui accanto. Mi ha inoltre spiegato essere necessario un “libretto di centrale” per il quale ho pagato la somma di €1.922,10; anche in questo caso ho ricevuto un documento su ogni pagina del quale compaiono timbri e firme di identico tenore. Infine mi è stato spiegato che quest’ultimo libretto era necessario anche per gli anni precedenti; in sua mancanza era dovuta una sanzione che grazie alla negoziazione con un certo ing. Giuseppe Antonini dell’INAIL veniva ridotta a “soli” €1.756,80.

Sempre l’ing. Antonini richiedeva l’installazione di una seconda valvola di intercettazione combustibile (oltre a quella presente in centrale) per €2.745
il suo assistente geom. Silvano Rabak chiedeva l’installazione di un sensore per monossido di carbonio che mi costava €756,40; su richiesta infine di un terzo funzionario ing. Eduardo Cagliostri mi venivano richiesta le analisi dell’acqua di condensa ex UNI 8065-2019 che mi costavano €6.222.

Su quest’ultimo punto, insospettito (meglio tardi che mai, state dicendo), ho interpellato la direzione territoriale di Pavia dell’INAIL che mi ha informato del fatto che all’INAIL non esiste nessun ing. Cagliostri e rimandato per competenza all’UOT CVR di Milano che a sua volta mi ha informato che la UNI 8065-2019 non si applica agli impianti di soli 50kW di potenza.

A quel punto ho capito di essere stato vittima di una truffa che ho denunciato alla locale Stazione dei Carabinieri, richiedendo nel contempo ufficialmente alla Direzione Regionale dell’INAIL se le somme che io ho corrisposto siano state effettivamente percepite dall’Ente in quanto potrebbe – oltre ai reati di truffa e falso materiale – ricorrere anche il reato di truffa ai danni dello Stato.

Il danno che ho subito (che ovviamente andrà quantificato con maggiore precisione per via periziale quando mi costituirò parte civile nel procedimento penale a carico del sig. Totta) è compreso tra i 10 e i 20.000 euro, perché non contento di avermi preso per il naso, il signor Totta mi ha sovra-fatturato facendomi pagare il triplo o il quadruplo del listino praticamente ogni componente installato. Dalla mia ho solo il fatto di aver insistito perché tutto fosse fatturato: da una parte ho buttato via anche il 22% di IVA (che chissà se il signor Totta ha versato all’Erario) dall’altra ho la magra consolazione che almeno le somme non siano in discussione.

L’impianto, ancorché “realizzato in modo confuso e disordinato” (sono le parole di un ingegnere termotecnico che ho interpellato quale perito di parte) sembra funzionare e spero che, almeno, risulti in linea con la normativa vigente; per la sua manutenzione mi rivolgerò ad un’altra ditta consigliatami dal produttore della caldaia.

Nella mia interlocuzione verso l’INAIL ho sottolineato però che tutto ciò accade perché gli obblighi a carico dei cittadini che, come me, vorrebbero semplicemente che i propri impianti fossero a norma non sono chiaramente definiti, creando uno “spazio di opacità” in cui operano professionisti disonesti, certamente all’insaputa dell’Ente stesso, cui però resta la responsabilità almeno morale di aver creato questo “spazio di opacità”.

Perché raccontare questa storia, che non mi fa certo fare una bella figura?

In primo luogo perché se sarà servita di stimolo per migliorare nel dialogo tra Ente e cittadino, i soldi che ho speso almeno saranno serviti a qualcosa.

In secondo luogo perché, sai mai che qualcuno stesse prendendo in considerazione il signor Totta per cambiare un rubinetto…

Quarta (ed ultima!) puntata

Oggi scrivo la puntata conclusiva di questa vicenda che mi ha tenuto non poco impegnato nel corso di circa 3 mesi e che trovate riassunta qui.

Come previsto, venerdì sera S&H ha installato sulla mia wallbox la patch preparata a tempo di record, ma il test della verità ha dovuto attendere che l’auto tornasse dalla tournée che stava facendo con Leonardo.

Questa mattina ho scaricato il grafico della ricarica avvenuta durante la notte di sabato che conferma che la patch ha completamente risolto il problema:

Come si vede, la ricarica termina alle 6:19, ora a cui la tensione si stabilizza a 12,6V per non muoversi più salvo l’interruzione tra le 8:00 e le 8:30, quando avevo programmato il pre-riscaldamento di batteria ed abitacolo; una volta terminato, l’auto è ritornata in quiete a 12,6V fino a quando l’ho accesa poco dopo le 10.

Si conferma dunque l’ipotesi che il difetto fosse causato da una errata gestione del dialogo di scollegamento al termine della ricarica, dialogo che secondo i tecnici della S&H non è “normato” da uno standard come la ricarica vera e propria, per cui risulta difficile sapere come si comporta una certa auto su una certa wallbox fino a che… non si prova.

Questo vuol dire che il problema potrebbe ripresentarsi su altre wallbox, ma almeno si sa dove guardare.

Da ultimo una curiosità: dopo la mezz’ora di pre-riscaldamento l’auto ritorna in quiete, ma non riparte la ricarica (altrimenti vedreste la tensione della batteria servizi restare a quasi 13V) e infatti questa mattina nella batteria di trazione c’erano solo poco più di 62 kWh invece dei 64 che dovrei trovare dopo una ricarica al 100%.

Sarebbe senz’altro meglio se, visto che l’auto è ancora collegata alla wallbox, contemporaneamente venisse ricaricata per compensare l’energia spesa nel preriscaldamento.

Errata corrige: Un successivo controllo mi fa capire che mi sono sbagliato: la lettura di 61,3kWh si riferisce alla parte utilizzabile della batteria. Il pre-riscaldamento invece preleva energia dalla wallbox, senza diminuire la carica della batteria di trazione.

Snapshots (2)

I am writing this post series (previous) mainly to record the latter days of the life of my Dad, who suffers from dementia and is turning blind.

He is 90yo and otherwise in remarkable good physical health. He and Mom are still able to live independently, a state we would like to preserve for as long as possible, although last year we moved them to a more secure neighbourhood where pedestrians almost never share a road with cars.

Dad’s dementia manifests in many of the usual ways (loss of short term memory, wandering, occasional temper fits) but he’s otherwise the sweetest man. It also worsened his eyesight loss, because of poor medication compliance. Together with my brothers and sister we try to support them when required.

Given Dad’s penchant for long walks (which are very good for his health) we gave him a GPS tracker to locate him when he gets lost. Normally this is not much of a problem: villagers are starting to recognize him and when he looks lost, a gentle soul will point him in the right direction or even walk him home, where he (of course) never admits to Mom he got lost.

However, this tracker thingy is not particularly welcome: he calls it “my leash” and if he’s in a bad day he will happily “forget” it home. Yesterday was one of these days and we had to wait a couple of hours until the local Carabinieri station called me, thanks to a reference card I stuck in his wallet.

When I arrived to fetch him, I had the idea of pretending the Carabinieri were angry at him because he had left home without the tracker: the Duty Officer (a young lady) immediately catched my drift and ceremoniously wrote a lengthy report while delivering a mild reprimand, making him promise never to leave the tracker at home ever again.

This morning Mom called me saying he went out asking her for the tracker because “he did not want the police to be mad at him again”.

Simple tricks….

Terza puntata

Questo post è la terza puntata (qui il riassunto delle puntate precedenti) delle mie disavventure con la batteria dei servizi della mia Kona EV 64kWh della quale sono peraltro molto soddisfatto.

In particolare, visto che sia Hyundai che l’officina non sembrano sapere che pesci prendere, ho deciso di cercare di capire cosa non ci sia da solo.

Ho dunque acquistato un data logger collegandolo in parallelo sui morsetti della batteria 12V; il vantaggio rispetto alla pinza amperometrica è che posso misurare e registrare la tensione della batteria senza aprire l’auto o il cofano e dunque in condizioni di perfetta quiete.

Ho precedentemente riferito di aver rilevato circa 4A in uscita dalla vettura spenta. Un successivo test mi ha permesso di verificare che dopo circa 25′ questa corrente scende a zero: la mia ipotesi dunque è che si tratti di sensori vari che vanno in quiete completa solo dopo questo intervallo di tempo.

Per farla breve, questi sono i risultati dei miei test. Tutte le ricariche sono state fatte arrivando al limite impostato sull’auto (100% per AC e 80% per DC) perché l’inconveniente si presenta solo quando la ricarica si interrompe e l’auto va (o meglio, dovrebbe) andare in stato di quiete.

Carica su wallbox domestica S&H Wally 7,4kW

Da grafico si vede chiaramente che la ricarica viene completata alle 2:27 e in quell’istante la tensione della batteria dei servizi scende bruscamente da 13,1V (valore che caratterizza tutta la fase di ricarica) a 12,5V per poi scendere costantemente nelle circa 6,5 ore successive fino a 11,9V (circa -1,8mV al minuto). A quel punto accendo l’auto e tutto torna normale.

Carica su caricatore centellinare Hyundai 12A

La carica termina alle 3:49 con la batteria dei servizi è a 13,1V; a fine ricarica il “gradino” è quasi inesistente (12,9V) e dopo 5 ore la tensione è ancora 12,8V; dunque la perdita di tensione è praticamente impercettibile: circa 0,3mV al minuto.

Carica su stazione Fast DC 45kW

La carica finisce alle 17:37; al termine la batteria dei servizi si porta a 12.9V e lì resta, senza “gradini” né erosione alcuna (addirittura guadagna qualche decina di mV) finché non rimetto in moto intorno alle 19:00.

Carica su stazione AC 7,4kW

Questo test è stato effettuato su una stazione Fast DC, collegando però l’auto alla presa Tipo2 in AC. Questa potrebbe erogare 43kW, ma l’OBC dell’auto ne accetta solo 7,4 ed in effetti questa è proprio la potenza a cui ricarico.

La carica finisce alle 18:05 con un brevissimo transitorio con la tensione che scende da 13,1V a 12,77 per poi riportarsi nei 10 minuti successivi a 13,1V dove resta fino al riavvio alle 19:13.

Conclusioni

Da questi test sembra evidente che l’inconveniente si presenta solo quando carico dalla wallbox di casa: l’erosione della tensione è però lenta e perché la batteria scenda sotto la tensione minima di accensione (che non so quale sia) sono necessarie almeno 8-10 ore di sosta dopo che è finita la ricarica.

In capo a S&H dunque capire cosa causi l’inconveniente.

In capo a Hyundai capire perché la funzione salvabatteria non intervenga a rimediare.

Di privacy e carte di identità

Per evitare di ripetere cento volte le stesse affermazioni, forse è meglio metterle qui una volta per tutte.

Il dibattito sulla proposta Marattin (chi non sa di cosa si tratti può pure saltare il resto dell’articolo) è vivacissimo proprio perché mette di fronte due istanze egualmente degne di attenzione:

  • il diritto all’anonimato (si pensi a chi vive in un paese totalitario)
  • la necessità di perseguire chi viola la legge

Le mie credenziali in questo campo non derivano dai miei studi né dalla mia attività professionale, quanto dal fatto di aver operato quale consulente pro bono in alcuni Paesi che non potremmo definire “dittature” tout court, ma ove le libertà personali potrebbero risultare più ristrette che (almeno non ufficialmente) nei paesi dell’Europa Occidentale.

In questi viaggi verso Est o verso Sud i miei interlocutori erano quasi sempre accademici o intellettuali e l’argomento – sembra incredibile – è saltato fuori più spesso di quanto uno si aspetterebbe.

Le mie riflessioni tra un couscous e una vodka sono culminate in un breve saggio pubblicato nel 2013 (e che chi volesse separarsi da 2 euri può acquistarlo su Amazon ancor oggi) al solo scopo di non doverci più ritornare; le indicazioni in esso contenute hanno in parte trovato riscontro nel progetto SPID col quale, però, è bene chiarire che non ho avuto nulla a che fare.

Il saggio cerca di descrivere cosa sia – a mio modo di vedere – la “persona digitale”: la sua identità, i suoi dati, la sua rete di connessioni, la sua “stream” di interazioni e commenti, affermando il principio fondamentale che l’unico proprietario e titolare di ogni diritto è la persona stessa.

Questo principio è a mio modo di vedere di un ordine superiore persino rispetto alla libertà di espressione ed alla vita stessa: prima di essere travolto dalle vostre obiezioni provo a dirlo in un altro modo. Da buon cattolico ho imparato che il valore supremo è la Verità, e non la Vita: se così non fosse, il sacrificio di Gesù Cristo e dei martiri da un punto di vista dogmatico non avrebbe il minimo senso….

Se dunque devo scegliere tra i due, personalmente scelgo la Verità.

E che vuol dire Verità su Internet? Beh, vuol dire avere certezza di chi sia la persona con cui parlo ed avere la responsabilità diretta e personale di ciò che scrivo.

Gli obiettori dicono: ma l’anonimato assoluto su Internet NON ESISTE, chiunque è tracciabile, commettendo il gravissimo errore di confondere l’identità di un dispositivo (legata sostanzialmente all’ineluttabile necessità di un indirizzo IP) con l’identità della persona: con tutta la loro tecnologia, loro (o se preferite, la NSA) possono sicuramente tracciare il dispositivo da cui è stato scritto un certo messaggio, ma assolutamente non provare che dietro alla tastiera c’era Gianni Catalfamo, interrompendo la catena probatoria che mi porterebbe ad essere penalmente responsabile delle pernacchie che indirizzo quotidianamente al mio amico Roberto Rossi dal mio indirizzo.

Succederebbe la stessa cosa se non esistessero le anagrafi: un reo potrebbe essere solo condannato se colto in flagrante innanzi a testimoni. Ogni processo basato su prove documentali perderebbe di significato perché se le suddette pernacchie le inviassi a Roberto per iscritto firmandomi pure, nessuno sarebbe in grado di provare che “Gianni Catalfamo” è quel tizio alto un po’ in sovrappeso e sbatterlo in galera come merita.

Dunque in uno Stato di diritto l’anonimato personale è ottimo ed abbondante, garantito proprio dallo Stato di diritto stesso.

E’ in uno Stato totalitario che viceversa, l’anonimato NON ESISTE: una Gestapo, un KGB, una STASI non si preoccupava certo di questi dettagli da leguleio: il sospetto trovato nei pressi della tastiera tracciata viene caricato di mazzate finché non confessa, e buonanotte ai suonatori!

Dunque il c.d. anonimato su Internet non protegge nessun dissenziente né gli garantisce protezione contro la polizia segreta del suo paese dittatoriale, anzi: facendogli credere di essere protetto, lo espone al gravissimo rischio di finire come Jamal Kashoggi.

C’è qualcosa da criticare nella proposta Marattin?

Eccome: ad esempio l’idea novecentesca che sia necessario “depositare la carta di identità” (creando un potenziale rischio per la custodia di dati in capo a soggetti esteri) quando persino in Italia c’è lo schema SPID che è perfettamente capace di identificare la PERSONA senza mandare dati in giro, oppure l’idea che una iniziativa del genere possa essere nazionale quando è ovvio che deve essere di respiro ALMENO europeo.

Ma del resto, stiamo parlando di un tweet, non di una proposta di legge già scritta, per arrivare alla quale si possono e si devono introdurre importanti miglioramenti.

La direzione, però, è a mio parere perfettamente centrata ed andrebbe aiutata invece di osteggiarla per mal posto fervore ideologico o più prosaicamente perché “non l’ho detto io”.

Snapshots (E che ne so io…)

“Ciao papà sei pronto, che andiamo dal medico?”

“Eccomi! Chi è questo medico? Io ho bisogno dell’oculista, non ci vedo più!”

“Lo so, lo so, infatti andiamo proprio dall’oculista, in ospedale; lui ti visiterà per bene, ma tu mi devi promettere che seguirai le sue prescrizioni, se no cosa ci andiamo a fare?”

“Naturale! Io seguo sempre le prescrizioni dei medici”

“Eccoci arrivati. Coraggio papà, è il nostro turno, andiamo”

“Allora signor Antonio, abbiamo fatto tutti gli esami e purtroppo lei sta diventando cieco. Come mai non si mette le gocce che le avevamo prescritto?”

“Quali gocce, a me non ha detto niente nessuno!”

“Ma come quali, queste che ci sono scritte qui. Se non mette queste gocce, quel poco che le rimane della sua vista scomparirà, e lei diventerà completamente cieco, mi capisce?”

“Certo che capisco, ma perché non mi è stato detto prima?”

“Dottore, io sono il figlio. Le dispiace scrivere nella sua prescrizione quello che deve prendere e quando? Sa, papà è diffidente, e ogni tanto dimentica le cose.”

“Certo, certo le scrivo tutto, ma mi raccomando di non dimenticare le gocce; visto che da solo non ci riesce, se le faccia mettere dalla moglie”

“Si figuri se me lo dimentico, non voglio mica diventare cieco”

“Benissimo ecco qua, allora ci rivediamo tra tre mesi”

“Arrivederci, dottore”

“Adesso andiamo a casa, papà, hai capito bene quello che ha detto il medico?”

“Certo che ho capito, mi dovrà aiutare mamma”

“Certo che lo farà, ma tu devi permetterglielo. Comunque ci sentiamo domattina”

Ring! Ring!

“Papà, hai messo le gocce?”

“Non capisco perché devo metterle”

“Perché te le ha prescritte il dottore, hai visto la ricetta?”

“Me l’ha letta mamma, io non ci riesco. Ma non parla mica di me”

“Certo che parla di te, non vedi che c’è il tuo nome in alto?”

“Ah io vedo solo ‘Antonio Catalfamo’, ma che ne so che sono io? Non c’è scritto niente che mi riguardi, potrebbe essere chiunque”

“Ma come chiunque, eravamo lì insieme, la data è quella di ieri, chi vuoi che sia Antonio Catalfamo?”

“E che ne so io, magari mi è caduto un biglietto da visita dalla tasca e qualcuno ha messo il mio nome su un foglio che parla di un altro.”

” A parte che sono 15 anni che non hai biglietti da visita, come mai tutti quegli esami, quelle ricette hanno il tuo nome se non riguardano te?”

“Ah, che ne so io…”

“E come mai sono tutti in casa tua?”

“E che ne so io; io so solo che qui non c’è niente che mi riguardi. Non c’è scritto dove sono nato, che mestiere facevo, i nomi dei miei nipoti…”

“No, papà, nelle ricette non ci sono mai particolari personali come questi, c’è scritto solo le medicine che devi prendere, perché se no diventi cieco.”

“Ma io perché devo seguire le prescrizioni fatte per uno sconosciuto da uno sconosciuto?”

“Non è uno sconosciuto, è il tuo oculista, e la prescrizione è stata fatta per te, non c’è nessun altro Antonio Catalfamo, ci sei solo tu; vuoi per caso diventare cieco?”

“Io non diventerò cieco”

“Certo che lo diventerai, lo avevi detto tu stesso che non vedevi più nulla. Lo diventerai se non segui la prescrizione che ti ha fatto l’oculista. E quando sarai cieco non potrai più andare a fare la tua passeggiata per comprare il giornale”

“Ma tanto non riesco a leggerlo, è scritto male, su carta pessima”

“Lo vedi che stai diventando cieco?”

“Non sono io che divento cieco, sono loro che lo stampano sempre peggio”

“Comunque lasciamo perdere, tu non vuoi diventare cieco, dunque devi prendere le gocce, come ti ha ordinato l’oculista.”

“Lo farei, se qualcuno si degnasse di visitarmi e spiegarmi perché devo prendere queste gocce.”

“Papà, dal medico ci siamo stati ieri, te lo ricordi? Ti ricordi che ti ha esaminato gli occhi, ti ha fatto il test della vista e ti ha detto che saresti diventato cieco se non prendevi le gocce?”

“Sì, sì mi ricordo benissimo, ma non parlava di me.”

“Come non parlava di te, e di chi vuoi che parlasse allora? C’eravamo solo tu, io e mamma nel suo studio…”

“E che ne so io, forse un altro paziente… c’era un sacco di gente, non poteva essere uno di loro?”

“Certo c’era tanta gente, ma lui ha visitato te. E si è raccomandato che prendessi le gocce, come ti ha scritto nella prescrizione dove c’è il tuo nome.”

“Quella… chissà dove lo ha preso quel nome”

“Lo ha preso dalla tua tessera sanitaria, dove vuoi che lo abbia preso?”

“E che ne so io…”

Cosa ne penso oggi del nucleare?

Mi sono laureato in Ingegneria Nucleare nel 1981. Non ho mai esercitato la professione per cui ho studiato (catturato dall’informatica che ancora non avevo discusso la tesi) ma ho continuato a mantenere un interesse accademico nei suoi confronti, tramite riviste scientifiche.

Nel 1987 votai CONTRO le centrali nucleari in Italia, ma oggi, occupandomi di Mobilità Sostenibile, le questioni relative all’energia in generale saltano fuori di continuo, e mi trovo spesso a sostenere una posizione apparentemente ambigua che per comodità riassumo in questo post.

Premetto una volta per tutte che non mi è stata rivelata nessuna verità messianica, sto solo articolando una posizione che – in uno slogan – è:

Sì al Nucleare, ma non in Italia

  • la fissione nucleare è una delle forme di generazione più pulite che finora l’uomo abbia messo a punto: consuma pochissimo combustibile (tant’è vero che il costo industriale dell’energia prodotta è essenzialmente determinato dall’ammortamento dell’impianto), produce pochissime scorie e non causa praticamente nessuna emissione nociva, men che meno gas serra, dei quali ne produce sul ciclo di vita ancor meno che l’idroelettrico o il fotovoltaico;
  • l’Uranio è relativamente abbondante sulla Terra, non concentrato in zone “calde”, ed economico;
  • ancor meglio dell’Uranio sarebbe il Torio, più abbondante e meno costoso e più diffuso; storicamente però dobbiamo ricordare che i milioni per perfezionare la prima pila nucleare Enrico Fermi li ricevette dai militari che da lui non volevano la pila, ma la bomba: il ciclo del Torio, infatti, non produce Plutonio come scarto, e niente Plutonio, niente bomba H. Si potrebbe ripartire daccapo, ma ci vorrebbero altri milioni e attualmente nessun politico avallerebbe una spesa simile, neppure nei paesi ancora nucleari;
  • ovviamente un po’ di scarti ci sono, ma sono gestibili industrialmente senza difficoltà maggiori dei pestilenziali ed abbondantissimi scarti prodotti dalla combustione di idrocarburi fossili;
  • quasi tutti i problemi causati da centrali nucleari (Chernobyl e Fukushima in testa) sono causati direttamente o indirettamente dal fatto che, approfittando del fatto che le NPP sono molto più piccole di un equivalente impianto a gas o olio combustibile ed essendo state costruite in massima parte negli anni ’60, si sono realizzate delle cittadelle fortificate per paura di attentati (mai verificatisi); un incidente con dispersione catastrofica di materiale radioattivo contamina in breve tempo l’intero impianto, rendendo la bonifica molto difficile e costosa (anche in termini di vite umane);
  • le condizioni idrogeologiche ideali per il posizionamento di un NPP però sono: territorio pianeggiante e sismicamente stabile, (grande) abbondanza di acqua, e insediamenti umani scarsi nel raggio di 15 km. Basta prendere una cartina dell’Italia per rendersi conto che queste tre condizioni non sono soddisfatte praticamente mai nel nostro paese, mentre lo sono nel sud della Francia, in Scozia, in Slovenia e molti altri luoghi;
  • così come non costruiremmo una diga nel deserto, non ha senso costruire NPP in Italia, ma ha senso importare l’energia che essi generano altrove, perché è proprio il sistema di interscambio di energia transfrontaliero uno dei fattori che garantisce stabilità alla rete nel suo complesso.
  • il fatto che nel 1987 il “popolo” (me compreso) abbia detto  “NO” al Nucleare a mio parere non conta una cippa, dato che il 99% di questo “popolo” non aveva la benché minima competenza sull’argomento, e il suo voto ha lo stesso valore che avrebbe quello di tutti i bambini del Paese che votassero sul codice della strada;
  • concludo con pessimismo: prima o poi il busillis della fusione nucleare controllata verrà risolto e l’argomento tornerà prepotentemente di moda: energia praticamente illimitata e praticamente gratuita, ma….

Due mesi con Hyundai

Ho ritirato la mia Kona EV 64 kWh poco più di due mesi fa, dopo una attesa essa stessa non priva di arrabbiature (ma questa volta rivolte verso il concessionario) che forse racconterò in altro post.

Fino dai primi giorni l’auto presenta un fastidioso inconveniente: in modo imprevedibile la batteria di servizio (quella a 12V, per intendersi) si scarica completamente e l’unico modo per rimettere in moto l’auto è fare ponte con la batteria di un’altra auto.

Descriverò ora la cronologia degli eventi anche allo scopo di documentare la messa in mora che ho inviato oggi in Hyundai per vizio occulto del bene.

4 luglio 2019: ritiro l’auto presso la concessionaria Ferri Auto di Villorba (TV); nessun problema nel viaggio di ritorno. Nei giorni successivi uso intensamente l’auto caricando sempre a casa con il Wallbox 7.4kW della S&H.

22 luglio 2019: al mattino l’auto ha la batteria a terra; la faccio ripartire con l’aiuto di un’altra batteria e la uso normalmente senza problemi.

23 luglio 2019: il problema si presenta nuovamente e allora prenoto un intervento presso la concessionaria Autotorino di Cava Manara (PV), la più vicina al mio domicilio.

25 luglio 2019: l’officina esegue il test sulla batteria di servizio, determinando che è in ottime condizioni e dunque NON la sostituisce. Il tecnico suggerisce due “test” casalinghi:

  • non lasciare la chiave in auto durante la ricarica notturna per evitare di lasciare accesi sensori e simili
  • provare a NON fare una ricarica notturna

Eseguo entrambi i test e il problema non si ripresenta: tutte le prove negative, però, non rivelano nulla. A scopo precauzionale, acquisto un booster da portare con me.

26 luglio 2019: segnalo comunque a Hyundai Italia la situazione, chiedendo anche come mai non si sia attivata la funzione SalvaBatteria che dovrebbe servire proprio a questo. Hyundai mi risponde… di interpellare un’officina autorizzata. Chiarito che è stato già fatto, mi chiedono di informarli la prossima volta che si verifica l’inconveniente per l’apertura di una “supervisione tecnica”.

agosto 2019: giro l’Italia e la Sicilia in lungo e in largo caricando da casa, dagli alberghi, dai caricatori ENEL, insomma un po’ dove capita senza il minimo problema.

5 settembre 2019: l’auto ha nuovamente la batteria a terra e non riesco neppure a farla partire col booster (scoprirò successivamente che la batteria ha una tensione talmente bassa (<6V) che il booster non entra in azione).

9 settembre 2019: l’auto entra in officina a Cava Manara. Ne esce il giorno 10 per una mia necessità urgente e rientra l’11.

16 settembre 2019: ritiro l’auto su suggerimento dell’officina stessa che non è riuscita a riprodurre il problema, nonostante la supervisione di Hyundai. Mi chiedono – la prossima volta – di non rimettere in moto l’auto ma di farla trasportare così com’è dal carro attrezzi. Nei due giorni successivi uso l’auto caricandola la sera senza problemi.

18 settembre 2019: l’auto ha nuovamente la batteria a terra, la tensione alla batteria è 5.71V. La richiesta di non accendere neppure l’auto è incompatibile con la manovra di carico sul carro attrezzi (cambio in P, freno di stazionamento inserito, volante bloccato) ma riusciamo ad evitare la messa in moto vera e propria. L’auto entra in officina dopo che ho allertato Hyundai.

19 settembre 2019: invio a Hyundai Italia una PEC con la messa in mora formale; forse in conseguenza del tono un po’ secco che ho tenuto (mia moglie è avvocato e ne ho approfittato…), ricevo una telefonata nella quale mi dicono quello che so già: la mia auto è dal concessionario, mi faranno sapere. Rilevo che in 48 ore di esame mi sarei aspettato qualcosa di più, ma continuo ad aspettare speranzoso.


[continua…]


Riassumendo:

  • la funzione Salvabatteria è selezionata, ma NON entra in azione
  • in situazione normale la batteria sembra in ottima salute (12,5V di tensione) ma a macchina spenta e radio accesa, dopo pochi minuti si accende l’allarme “Batteria bassa” dunque forse NON è proprio in ottima salute…
  • il problema si presenta a intervalli imprevedibili ed irregolari
  • il problema si presenta sia che l’auto fosse in carica sia che non lo fosse, ma nel primo caso solo DOPO che è finita la ricarica (lo vedo dal report di ricarica del caricatore), ed in ogni caso solo al mattino
  • le chiavi NON restano in vettura che viene chiusa e bloccata appena avviata la ricarica o lasciata in sosta
  • non ho montato accessori di nessun genere.

È ovvio che si tratti di un difetto esiziale che mi rende impossibile l’uso dell’auto e che non possa in alcun modo trattarsi di usura o utilizzo improprio; in mancanza di una soddisfacente risoluzione tecnica, gli unici rimedi che vedo sono la sostituzione dell’auto con una identica o il totale rimborso.

È altrettanto ovvio che sto scontando le prevedibili difficoltà legate ad un prodotto nuovo nei confronti del quale anche l’organizzazione Hyundai stessa ha poca esperienza; lo sapevo e sono disposto a collaborare in modo fattivo e costruttivo, ma io di questa auto  ho bisogno, anche perché faccio 45.000 km l’anno…

Riqualificazione energetica Mk2

Seconda fase dell’immenso progetto di riqualificazione energetica di casa nostra.

Chi avesse voglia di leggere il riassunto delle puntate precedenti lo può trovare trovare qui.

Alla fine mi sono deciso a mandare in pensione la “locomotiva” e l’ho sostituita con due moderne caldaie a condensazione che funzionano in cascata: la riduzione di potenza da 70 a 25+25 kW è un po’ un azzardo ma dopo aver studiato curve climatiche, schede tecniche e rendimenti, rifatti un milione di volte i calcoli, spero che non staremo al freddo, fenomeno che gli amici più cari sottolineano silenziosamente portandosi il golfino quando vengono a cena!

Ovviamente quando apri un cantiere ne approfitti per fare tutte quei piccoli interventi lasciati indietro negli anni:

  • demolizione capanno degli attrezzi divenuto nel frattempo illegale (grazie, Piano di Gestione del Reticolo Secondario) e suo rimpiazzo in posizione lecita
  • ampliamento cisterne per irrigazione giardino con cisterne autoportanti
  • rimozione cisterna intermedia
  • demolizione comignolo pericolante (grazie, venticello di febbraio !)
  • installazione prese d’acqua per i due cortili
  • installazione caricatore auto elettrica
  • rimpiazzo o riparazione di un paio valvole di sicurezza malfunzionanti e – ma questo l’ho scoperto solo in corso d’opera – rifacimento della tubatura di alimentazione gas che perdeva (fortunatamente la centrale termica è ad una estremità della casa…)
  • installazione valvoline di sfiato nei 18 termosifoni che non le avevano

Insomma, purtroppo nei 10.000 euro che avevo in mente non sono riuscito a restare e l’investimento finale sfiorerà i 30.000, anche perché le normative sono divenute nel frattempo – giustamente – molto più stringenti e la nuova centrale, pur con potenza complessiva ridotta da 100 a 75 kW richiede un florilegio di dispositivi di sicurezza certificati che prima non avevo ma che – ahimé – arrivano a costare un paio di migliaia di euro ciascuno.

Le nuove caldaie vere e proprie con annessi e connessi mi saranno costate alla fine circa ventimila euro: da questo investimento (per due terzi detraibile dalle imposte) mi aspetto un risparmio annuale di circa 1.500 euro/anno di gas, il che vorrebbe dire rientrare in poco più di quattro anni.

Dall’inverno prossimo si vedrà se questi calcoli sono stati esatti e se contemporaneamente è anche aumentato il comfort.

Why I hate Communications

Not that anybody cares, of course, but for personal reasons I find myself in the need of explaining how comes I have now such a deep animosity towards the industry where I earned my living (quite generously, I must admit) for about 20 years, that is Communications.

We have become a culture that relies increasingly on the written word: the explosion of digital channels of communications has brought about countless improvements to the humane society, but it also the possibility of representations so detailed to be “almost as good” as the real thing.

This is only going to get worse, with the maturing of technologies which have been in the “almost ready” limbo for decades, such as Augmented / Virtual Reality and Artificial Intelligence.

We have perhaps come full circle back to the ancient times where he who names something, has power over it:

And out of the ground the Lord God formed every beast of the field, and every fowl of the air; and brought them unto Adam to see what he would call them: and whatsoever Adam called every living creature, that was the name thereof. (Genesis 2:19)

We have two great examples right in front of us.

“Fake News”

Since when we decided to stop using the word “lie”? Since perhaps when the prominent users and distributors of lies decided that calling them “fake news” made them slightly less conspicuous. In every language of the world s/he who tells lies is identified by a short and unmistakable appellative:

  • liar
  • bugiardo
  • menteur
  • mentiroso
  • Lügner
  • лжец (lzhets)
  • (kadhaab) كذاب

in none of these languages, this term has a connotation other than 100% negative. But when you start calling them “fake news” for one thing you lose the substantive: how are you going to call a politician who spreads fake news? “Fakenewsman”? No, it’s so awkward that you simply stop using the substantive, with the result that the blame, the negativity moves from the liar to the lies, as if they had invented themselves, and the politician is merely guilty of not having checked more thoroughly.

“Technical recession”

A few days ago, the Italian Statistics Institute reported that the GDP for Italy had dropped for the second consecutive quarter. Not a big drop, mind you, but enough to trigger the technical definition of a recession.

No Government in the world likes for the economy it oversees to drop into recession, much less so when it bombastically predicted an economic boom days before, but there you go.

Now the media are going to report on it mercilessly using the dreaded R-word, so what do you do?

You steal the thunder, announcing it one day before it gets officially reported, but you use the term “technical recession”, apparently evoking the nature of the technical definition, but in reality to make it look less bad than it is. A technical recession is NOT a real recession, is it? Because if it was, why call it “technical” in the first place?

Execution

If you execute right, these strategies work only too well, and in fact in both cases the media went for them hook, line and sinker: the word “lie” disappeared from global headlines and the adjective “technical” is now inseparable from the word “recession”.

For now, the latter is in Italy only, but I am sure there are foreign economic journalists  who are scratching their heads over what the difference between a technical and a real recession might be.

What does it have to do with me?

Nothing.

It’s just that I have been in this game when it was relatively innocuous: I have called civilian casualties “collateral damages”; I have called deadly diseases “side effects”; I have called layoffs “restructurings”.

I have witnessed the good power of communications (for example when the Italian Communist Party in talking about Red Brigades terrorists switched from “comrades who went too far” to “enemies of the people”) but I also have witnessed and practiced the evil power of Communications and simply decided this is not for me.

Not anymore.