Perché abbandonare Whatsapp?

ENG

Stamattina ho comunicato ai miei amici che dal 7 febbraio non sarò più su Whatsapp.

La decisione è stata stimolata dall’annuncio di un cambio di policy sulla privacy che andrà in effetto per l’appunto l’8 febbraio 2021, grazie al quale Whatsapp potrà condividere i contenuti delle conversazioni private con Facebook (la sua capogruppo) per permettere un più accurato targeting degli annunci pubblicitari: in altre parole, tu discuti di un week-end a Portofino con tua moglie, e su Facebook ti compaiono annunci pubblicitari degli hotel in quella località.

Immediatamente, alcuni amici hanno risposto facendo diverse osservazioni, e per evitare di spiegare la stessa cosa cento volte, ho pensato di scrivere qui le ragioni della mia decisione.

  1. Il fatto che non venga applicata in Europa non la trasforma in “una buona cosa”; in effetti, è semmai la prova provata di come NON LO SIA: è così cattiva che in alcune parti del mondo è addirittura vietata.
  2. Ci sarà chi sostiene che “tanto sanno già tutto di noi”; mentre ciò è senz’altro vero in aggregato, non c’è una singola azienda che sa tutto: Google conosce le mie ricerche e i miei spostamenti, Facebook controlla le mie interazioni social, LinkedIn ha le mie informazioni lavorative, Amazon quelle relative ai miei acquisti, Paypal quelle sui pagamenti – diciamo che il mio rischio è spalmato su molte aziende tra di loro indipendenti; per la cronaca, questa è anche la ragione per cui non uso Waze o compro nulla su FB, ed è la ragione principale per togliermi da Whatsapp.
  3. La considerazione che “ce l’hanno tutti” non mi convince affatto: rifiuto di farmi incastrare da un tasso di adozione alto poiché mi priva dell’unica arma efficace che ho contro lo strapotere dei giganti del web, cioè smettere di usare i loro servizi. Non mi piaceva come stava evolvendo Windows e ho smesso di usarlo. Non mi piacque l’iPhone quando uscì e non ne ho mai comprato uno. La scelta è per me una libertà sacra che intendo usare ogni volta che un fornitore fa qualcosa che non mi piace. Tengo esattamente lo stesso atteggiamento nei confronti dei fornitori di energia che cambio senza esitazione appena si comportano male. In casa nostra c’è un salutare mix tra iOs / macOS / Android ma c’è anche una licenza famiglia per Microsoft Office: non è sempre tutto facilissimo, ma ci lascia molta flessibilità.
  4. Whatsapp è tra i peggiori divoratori di dati nel corso dello svolgimento del suo servizio, subito dietro il voracissimo Facebook Messenger: qui sotto potete trovare un confronto tra le varie app di messaggistica in termini di quali dati registrano, che ho compilato a partire da questo articolo:

Niente più messaggistica?

Nient’affatto – sulla base della tabella qui sopra, ho deciso di seguire il consiglio di Elon Musk e di cominciare ad usare Signal: non solo non raccoglie alcun dato utente, è anche Open Source, dunque in pratica non “appartiene” a nessuno. Era stata questa la ragione che mi aveva spinto ad usare Firefox, anche se ammetto che ogni tanto torno a Chrome quando la volpe di fuoco rallenta troppo.

Avrei potuto scegliere Telegram, ma il fatto che il suo proprietario sia un’azienda con sede a Dubai appartenente ai due fratelli che hanno fondato VKontakte, il Facebook russo, mi fa suonare qualche campanello d’allarme in testa; allo stesso modo, non intendo usare una app cinese.

Dunque nessuna rivoluzione, in sostanza alla fin fine semplicemente non voglio mettere tutte le mie uova nello stesso paniere, ma sarò lieto di continuare a chiacchierare su Signal.

All eggs in one basket? | InterWealth Group

Why quit Whatsapp?

ITA

This morning I announced to my friends I was quitting Whatsapp, effective feb. 7th, 2021.

The decision was prompted by an announced change in Whatsapp’s privacy policy (effective february 8th) which would allow it to share private conversation data with Facebook in order to better tailor ads: in other words, you discuss a possible weekend in Portofino with your wife and you get bombarded by ads about hotel deals there.

Immediately some of these friends reacted with various objections so, to avoid repeating the same explanations over and over, I thought of summarizing the reasons for my decision here.

  1. The fact that it does not go in effect in Europe because of GDPR does not mean it’s “a good thing”; in fact it’s a smoking gun of the opposite: it’s so bad, it’s against the law in some parts of the world.
  2. Some argued that “they already know everything about us”; while ON AGGREGATE this is certainly true, not single company knows everything: Google owns my searches and my travels, Facebook owns my social interactions, Linkedin my job data, Amazon my purchasing info, Paypal my payment info – it’s kind of spread across independent companies; BTW, that’s my rationale for not using Waze or not buying anything on FB, so it’s also my main reason for dropping Whatsapp.
  3. The argument “everybody has it” is equally hollow, at least for me: I refuse to accept adoption lock-in on grounds it deprives me of the only effective weapon against tech behemots, i.e. to stop using their service. I did not like the way Windows evolved, so I stopped using it. I did not like the iPhone when it came out, so I never bought one. I regard choice as a sacred freedom and wish to avail myself to such freedom when a provider does something I don’t like. I have the same attitude towards energy providers which I fire remorselessly as soon as they misbehave. In our house there is a healthy iOs / macOS / Android mix, but also as a family license for Microsoft Office: not always super-easy, but it preserves our flexibility.
  4. Whatsapp is among the worst offenders in terms of how much data it collects when it performs its service, right after the vampirish Facebook Messenger: find below a comparison among the various messaging apps of data recorded, which I compiled from this article:

No more messaging?

Not really – based on the table above I decided to heed Elon Musk’s suggestion to use Signal instead: not only it does not collect or store ANY user data, it’s also Open Source, so nobody “owns” it. That was also my reason to use Firefox, although I admit from time to time I lapse back into Chrome when Firefox becomes a little too slow.

I could have picked Telegram, but the fact it has an owner, which is a Dubai company owned by the founders of Russian social network VKontakte, sort of rings an alarm bell in my head. Similarly, I would never use a Chinese service.

So, no big deal, I guess I simply don’t want to put all my eggs in the same basket; happy to continue to chat on Signal.

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Le avventure elettriche di Zorba e Svetlana

Novembre 2020; in pieno lockdown devo recarmi ad un appuntamento di lavoro che non può essere fatto per via telematica. Per di più si svolgerà molto lontano, a Conegliano in provincia di Treviso e purtroppo la mia auto è in manutenzione e posso contare solo su una sostitutiva che ha una batteria molto più piccola della mia. Parto dunque di buon’ora e mi fermo a caricare a Sommacampagna, dove so che c’è un buon ristorante proprio accanto alla stazione di ricarica.

Finito il mio pranzo esco per riprendere il viaggio e vedo che accanto alla mi auto c’è ferma una Audi e-tron S quattro; ci sono a bordo un uomo che mi dice di essere di nazionalità greca e una donna dai tratti vagamente slavi che perciò chiamerò Zorba e Svetlana. Sono entrambi molto eleganti, perfettamente in linea con il lusso dell’auto.

Zorba è impegnato in una conversazione telefonica poco distante mentre Svetlana fissa la stazione con aria piuttosto smarrita: accanto a lei sono sparsi per terra il carichino ed il cavo Tipo2 che lei ha prelevato dal frunk dell’auto. Immaginando che stiano aspettando che io liberi la stazione, mi affretto a controllare, scoprendo che mi mancano solo 10 minuti.

Vista l’aria smarrita, chiedo a Svetlana se abbia bisogno d’aiuto e la poveretta mi confessa che non sa come fare a pagare; parla abbastanza bene l’italiano e cerco di spiegarle che deve registrarsi sulla app di Enel X, lei mi dice che lo hanno fatto sul telefonino di Zorba ma che non funziona. In effetti quando sono arrivato neppure io sono riuscito a far partire la stazione con l’app (grrrrrr!) e non mi meraviglio.

Però Svetlana e Zorba non sanno neppure dove sia la porta di ricarica della loro auto: dunque prima mostro loro dov’è e come si apre, poi spiego la differenza tra AC e DC ed infine per farla breve faccio partire la ricarica con la mia tessera (nel frattempo ho finito) e gli lascio il mio biglietto da visita perché possano mandarmi via Paypal i soldi quando avranno terminato.

Zorba (che di italiano non spiccica nemmeno una parola) però non ne vuol sapere ed insiste per mettermi in mano cinquanta euro: io sono sicuro che siano troppi, anche se l’auto fosse completamente scarica, cerco di resistere ma lui non intende ragioni; comunque ormai ho una certa fretta per cui li saluto, non prima di avergli consigliato di verificare che l’albergo dove staranno abbia una wallbox dove ricaricare l’auto.

L’ultimo scambio con Zorba è allegro: lui mi ringrazia per averli tolti d’impiccio ma io gli rispondo che oltre al desiderio di aiutare un collega elettrico l’ho fatto per la simpatia che mi ispira una persona “crazy enough” da muoversi con un’auto di cui non sa nulla.

Lui ride e mi fa ciao con la mano.

Il giorno dopo mi squilla il telefonino: è Svetlana da Padova che quasi in lacrime mi racconta che in albergo in due ore hanno caricato meno del 10% della batteria: le spiego che è normale, la loro batteria è talmente grande che servirà tutta la notte per caricarla completamente. Lei mi dice che Zorba sta mancando tutti i suoi appuntamenti e non è affatto contento.

Le consiglio di provare nuovamente a registrarsi, se riesce a far quello poi le basterebbe chiamare il Call Center per avviare la ricarica, ma lei dice che non ci riesce, chissà perché. Rompo persino le scatole ad un amico in ENEL per chiedere se si possa far aver loro una tessera, ma ovviamente la cosa non è possibile in tempi veloci.

A questo punto mi sento un po’ in colpa, se li avessi aiutati a registrarsi li avrei tolti definitivamente dai guai, ma ero di fretta e non m’è venuto in mente.

La sera stessa ho un’ultimo scambio con Svetlana e scopro che l’auto è a noleggio e chi gliel’ha noleggiata non ha pensato ad informarli che fosse elettrica né a provvederli di tessera di ricarica. Zorba (che non è affatto greco ma è un industriale svizzero nel campo del fotovoltaico) in effetti è arrivato venerdì mattina presto col suo aereo privato a Malpensa, ha ritirato l’auto e Svetlana (che non è affatto slava) ed è partito alla ventura; dopo essersi separati, ora lui sta andando all’aeroporto per restituire l’auto. Chiedo a Svetlana di sincerarsi se sia bloccato da qualche parte offrendomi di soccorrerlo con la mia tessera visto che a questo punto non sarà lontanissimo, ma lei non mi richiama, dunque immagino che in qualche modo se la sia cavata.

Il coraggio di Zorba e Svetlana rasenta l’incoscienza, la totale mancanza di professionalità della compagnia di noleggio meriterebbe di avere un nome e un cognome che, se Svetlana mai mi comunicherà come le ho chiesto, non mancherò di condividere!

Immuni e il GPS (2)

Ieri ho scritto un post presentando tre domande ai miei amici più esperti, dai quali mi sono piovuti addosso link e documenti e li ringrazio tutti collettivamente; ho anche fatto un paio di telefonate all’estero (una in Argentina e una in Germania) per sentire l’opinione di due persone che ritengo – ancorché generalmente fuori di senno – estremamente competenti su questo genere di cose.

Le risposte sono arrivate (o almeno io ne sono abbastanza soddisfatto) ma ovviamente hanno richiesto di guadare pagine e pagine di documenti e discussioni tecniche che vanno ben oltre il mio livello; le troverete linkate per supportare le mie interpretazioni, ma non posso escludere di avere commesso errori in buona fede.

Le tre domande

Riassumo per comodità le tre domande poste ieri:

  1. Perché BT normale non richiede la permission GPS e BLE invece sì?
  2. Perché su iOs non è necessaria la permission GPS che invece è necessaria su Android?
  3. Se lo scopo di BLE è consumare di meno, che senso ha richiedere il GPS acceso (che lo vanificherebbe completamente)?

Le risposte

La risposta a tutte e tre le domande deve essere ricollegata al fatto che per minimizzare le necessità energetiche, BLE si appoggia sulla piattaforma Beacon (concepita per interrogare sensori di prossimità a basso consumo) per effettuare la cosiddetta discovery, ovverossia identificare dispositivi con cui accoppiarsi per poi scambiare dati. Tra i dati scambiati con questi ipotetici dispositivi c’è anche la posizione degli stessi che perciò potrebbe essere usata per determinare – almeno grossolanamente – la posizione dell’utente.

Dalla versione 8 è stata riconosciuta la necessità di una API specifica che consentisse la discovery senza accesso alla geolocalizzazione ed è stata introdotta la Companion Device Manager API; la Guida per gli sviluppatori infatti ci dice che:

Because discoverable devices might reveal information about the user’s location, the device discovery process requires location access. If your app is being used on a device that runs Android 8.0 (API level 26) or higher, use the Companion Device Manager API. This API performs device discovery on your app’s behalf, so your app doesn’t need to request location permissions.

Per i non anglofoni, “[…] su dispositivi che funzionano con la versione di Android 8 e successive utilizzate la Companion Device Manager API che esegue la scoperta senza richiedere la permission relativa alla posizione […]”

Dunque la risposta 1 è che BLE e BT sono diversi (quest’ultimo non usa Beacons) mentre la risposta alle domande 2 e 3 coincide perché è legata alla possibilità che la app venga installata su uno smartphone ormai vecchiotto: per non escluderli è stato scelto di supportare la API più “vecchia” che funziona su tutte le versioni, a prezzo però di richiedere una permission in più e con consumi energetici maggiori.

Conclusione

Si poteva evitare tutto questo casino (polemiche, servizi su Report, ecc.) ?

Effettivamente i dispositivi che hanno una versione successiva alla 8 non sono la totalità, ma al momento in cui scriviamo questo articolo rappresentano oltre l’80% del parco a livello mondiale e l’85% in Italia.

Al posto degli sviluppatori avrei forse scelto di supportare per default la API più moderna (e più rispettosa della privacy), avvertendo gli altri che:

Attenzione: stai installando la app su una versione di Android antecedente alla 8 e pertanto ti verrà richiesto il permesso di lettura della posizione, anche se questo dato NON viene utilizzato.

Do Computers belong in Schools?

I have been asked several times whether I believe Computers belong in Schools, especially by friends who already know my answer and like to stir controversy.

I believe computers are extremely useful TOOLS to support teaching, but should not be attributed a single hour of the curriculum as TEACHING TOPICS.

I do not believe there is ANY value in a kid learning how a computer works, how to program a computer, or how to design a computer.

Like any tool, it accomplishes a function; like any tool it is being constantly improved and innovated; some tools are of very common use (e.g. your DVD player or microwave oven), some others are reserved for specialists (a vibrator for liquid concrete or a bulldozer).

Nobody is thinking of having an hour or two per week dedicated to microwave ovens or bulldozers, so why make an exception for computers, especially in the light of evidence that shows how any 5yo masters your new smartphone in seconds?

Children are perfectly able to learn by themselves how to use a computer for the things they care about (surfing or playing games) but no, we want them to become masters of Word or PHP wizards.

The mistake however does not lie in the fact that, under the ridiculous pretense of making them more competitive, they would learning stuff that’s already way obsolete (by definition) and which will therefore be of NO PRACTICAL VALUE whatsoever.

No, the real damage is in the trade-off. Add an hour of Computer Programming and you must take out an hour of something else.

Like math.

Like reading or writing.

Like history of geography.

Like literature, poetry, music or art.

Like foreign languages.

Any of those holds in the humble opinion of someone who scraped a living with computers for 40+ years far more value in building a balanced, sensitive, intelligent, curious, tolerant human being than – ugh – a feckin’ computer.

Why do they hate VR at Samsung? or AI at IBM?

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Whoever advises Samsung to portray VR as a reality-substitute should have their head chopped off, together with those advising IBM to portray Watson as Artificial Intelligence.

Can’t these people see how these depictions (besides being laced in lies and hype) will ultimately scare people off these innovations?

Don’t we have in front of us the images of youths isolated from their peers because of the addiction to Social Networks? Do we really want to put on the market products that push further this isolation?

What these ads say is that their prosthetic realities are better than real life, nudging more and more people on escape routes with no return.

I am sure (actually, I know) there are other plenty of complementary applications that make VR or AI a useful augmentation without leading people astray: I don’t want a computer that holds a witty conversation with Bob Dylan or a device that fools me into thinking I am having a fine dinner. I don’t want to see a roomful of journalists watching an event through a device that can make them see something different from what’s really going on.

When I want that, I go to the movies, eat my popcorn, drink my soda and pretend I believe dinosaurs are back or caped heroes protect the planet from villains.

Any form of reality replacement is a gross communications mistake that will ultimately harm these very technologies, raising doubts into the minds of even the most technology-inclined people, resulting in significantly slowing down (if not altogether halting) their adoption.

Samsung SII dramatically overheating

I am a big fan of Samsung: in fact, I think I own more Samsung devices than Apple and those who know me know how much of an Apple fanboi I can be.

Anyway, when I gave up on Nokia, I went straight to a Samsung SII and never looked back. Like many, I whined about short battery life, but with huge screens, lots of apps and wireless blasting on, this is common gripe that no vendor has yet resolved. In my case, I replaced the standard fare 6.11 Wh battery with a more capacious 7.4 Wh and I managed to get a full day of normal work on a charge. At night, I stick my phone on its cradle and in the morning I am good to go. When on the road, I pack a couple of spare batteries, all original Samsung, of course.

My gear
My gear

A couple of days ago I had one of those confcall-intensive days which depleted my battery halfway through the morning; to avoid being beached later in the day, I put my phone on its charger and went on with my work.

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A “hot” product

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Burn, baby, burn!

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Ominous message

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“X” marks the spot

After a while I noticed a foul smell which I could not pinpoint, until I got a new call: I picked my phone and dropped it immediately as it was burning hot.

As you can see from the pics, the plastic casing around the micro USB connector was already melting, and so was the cable itself. You can also see on my wooden desk the burning mark left by the overheating connector.

Amazingly, the phone was still working (shortly) and in the last minutes of its functioning life I captured this screen shot of the battery diagnostic which immediately suggested I was in trouble.

After a few minutes, the phone was definitely bricked, would not charge or turn on; my only remaining course of action was to simply go out and purchase a brand-new Samsung SIII: all of my data are throughly backed up, so I lost nothing.

It is clear, however, that the damage could have been much bigger: had I left the phone on the desk while at lunch for example, I cannot rule out it would eventually had set fire on it – not a pleasant situation at all.

To be honest, I didn’t think much of this until I saw this post today. I am not in a similar situation AT ALL, as Samsung did not send any nasty letters, but I sympathyze with GhostlyRich and I also think that while my phone is not under warranty anymore, I would not expect it to catch fire for this. Talk about “best before…” !

The purpose of my post it (as usual) to simply alert others which may have a similar situation: leaving your phone on charger unattended seems a pretty innocuous behaviour which we all do all the time, and I hope Samsung has some suggestions as to ways to prevent setting our houses ablaze either before or after the warranty period.

Un-fucking Apple’s fucks

As Emilio rightly pointed out, the old iWork ’09 has been saved in a folder on your hard disk upon upgrading. All you have to do is:

  1. create a folder called iWork ’13, move the new Pages and Keynote into it
  2. copy Pages and Keynote ’09 back in your Apps directory
  3. delete the new Keynote and Pages icon from your dock and drag there the old ones
  4. right click one file with extension .key and .pages which you have NOT opened in the new versions yet, select “Get info”
  5. go to “Open with:” (last tab at the bottom)
  6. select from drop down menu “choose…” and go looking for the old Pages app
  7. click on “Change all”
  8. Restart your computer

Those files who you have corrupted will still require new Pages or Keynote, but when you find one, fire up the new apps, open the file and export it to iWork ’09. You will not recover the changes iWork ’13 has done to them , but at least you will now be able to redo them and continue using the file.

This is no panacea, as obviously these older versions are no longer supported by Apple, and eventually some change to the OS will break them forever, but at least they allow you to continue working as you transition to Microsoft Office.

Attention Mac users: DO NOT “UPGRADE” to iWork ’13

Apple’s last “upgrade” to Pages and Keynote are embarrassingly flawed. Numerous perfectly functioning features have been removed to dumb them down enough to be used on an iPad (I happen to think that using them on an iPad is a totally stupid idea to start with, but this may be just me.)Once a document written on previous versions is opened in the new it will be screwed forever, because the “Save as Pages ’09” option will not restore the damage that the opening has done to the file.

I think it’s important to alert other users, so that they DO NOT “UPGRADE”, and pressure Apple so that it makes again available for download iWork ’09 for those who would like to continue to use it.

To make this pressure visible I had a few ideas, but maybe there are others:
  1. I have created this page, please like it and share it so that others like it
  2. take a minute to write a 1-star review on the App Store
  3. if you have a blog, share this post on your blog also.

Home theater set up – updated 24/9

After a night of waiting, I got one answer from the Facebook page of Harman/Kardon, saying the wireless update function does not work at all but launching it won’t hurt the box – given the 370 is the top of the line model and all other boxes of the series do not have wireless connectivity, I wonder what’s the point of this function to begin with, but a power cycle restores the unit to its normal operation.

The intended configuration is as follows:

Screen Shot 2013-09-24 at 1.21.01 PM

I can now proceed to the speaker calibration, which goes smoothly, but a number of issues still exist:

  • the TV still does not correctly identify the AVR (1), instead seeing the BD Player that’s downstream
  • The TV says it has the AVR on HDMI2, but the cable (1) is instead connected on HDMI1 (or at least I think, the back panel of the TV is extremely difficult to access) these two turned out to be entirely my fault: I thought the AVR was connected to the HDMI1 input on the TV, while it was connected to HDMI3
  • I do not understand what is and how works Anynet+ There is a page on the manual and also an entry in the FAQ: it is a proprietary Samsung protocol for doing away with one or two remotes. Not a bad idea, but its proprietary nature makes it a silly proposition and it seems to have the undocumented side effect of turning off the audio from the AVR. Turning it off requires some menu digging.
  • the DTV antenna cable (3) is really strange: the AVR has an RCA input and three electronics stores failed to produce a coaxial-to-RCA cable – asked some clarification to H/K support – my mistake (or unclear manual) again: the AVR has NO DTV antenna input: instead the TV signals enter the TV and its audio is routed through the AVR and its speakers via the HDMI ARC function (which both the AVR 370 and my 8000-series Samsung TV support) through HDMI cable #1 – provided it is connected to HDMI port #2. I just wish I had not so quickly unhooked the TV antenna cable from the back of the TV is reconnecting it will be hell
  • The DLNA server (4) audio or video files cannot be played on the AVR – an issue I also had with the TV alone
  • Six Five remotes are driving me crazy! (Number six is for a Zone 2 set of speakers which the AVR 370 could support but I don’t have)

I am tempted to restore TV to factory settings and start all over again. THAT in itself is not trivial, probably well-hidden in the menus.