La nascita della CorpoNazione


(Gianni Catalfamo, 30 Aprile 2021)

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Nel 1931 Aldous Huxley pubblica un racconto intitolato “Brave New World” in cui descrive una società distopica basata sul progresso tecnologico.

Sono passati novant’anni (un po’ presto per giudicarlo visto che BNW è collocato nel 2540) ma a me sembra che Huxley abbia toppato: non vedo tracce delle divisioni in classi sulla base di competenze e capacità e non vedo la minima traccia di Città-stato entro un’unica nazione mondiale. Anzi, mi pare che si stia procedendo rapidamente in direzione opposta.

La tecnologia però sta alterando i connotati della Società quale noi la conosciamo, in molti modi, alcuni più sottili e altri più evidenti.

Entità sociali

Tradizionalmente la società si è data un’organizzazione identitaria basata sul territorio: tutte le persone che coabitano su un certo territorio e che si riconoscono come “simili” formano una Nazione che assume anche una valenza politica, dandosi una governance e dei costumi accettati come normali.

Purtroppo il concetto di territorio e nazione non coincidono perfettamente quasi mai, creando le basi per conflitti territoriali e/o culturali che vengono risolti per via sportiva, bellica o politica: la Storia ci dice che il peso relativo dei tre mezzi di risoluzione del conflitto è andato cambiando, ma se forse siamo riusciti ad evitare la prossima Olimpiade bellica nei campionati minori la spada è ancora molto molto più popolare della parola o del pallone.

Negli ultimi trent’anni però sì è andato imponendo all’attenzione della società un piano di esistenza diverso da quello reale, dove si intrecciano relazioni, si svolgono transazioni e si creano o distruggono reputazioni: quello di Internet.

Le aziende che gestiscono le modalità di accesso e fruizione di questo nuovo piano di esistenza (Apple, Microsoft, Facebook, Google, Amazon) hanno sviluppato un potere straordinario, quale non si è mai visto in nessun altro settore dell’economia. Si tratta di società private che ormai sviluppano fatturati globali superiori a quasi tutti i Paesi del mondo, eccetto una manciata, ma soprattutto continuano a crescere a ritmi del 50% all’anno, mentre le economie di tutto il mondo quando va bene crescono del 2-3% l’anno.

Continuando di questo passo, tra meno di 10 anni Apple sarà più grande dell’intera economia degli Stati Uniti.

Il motore di crescita

Qual è il carburante di questa crescita vertiginosa ed inarrestabile? Non è la tecnologia, e nemmeno Internet: molte altre aziende di successo sono impegnate in questi stessi settori (IBM, Oracle, Cisco, HP, Samsung) senza però dare l’impressione di avere le stesse potenzialità.

Io penso che il propellente dei razzi delle aziende prima citate sia nella capacità straordinaria che hanno dimostrato di raggiungere masse enormi di consumatori con prodotti e servizi che questi desiderano, spingendo miliardi di persone ad entrare volontariamente e consapevolmente nel loro ecosistema, pagandosi l’accesso con una valuta che disdegna la “vil moneta” preferendole i propri dati personali che queste aziende impacchettano e rivendono.

Ma cosa fa uno Stato?

  1. Offre alcuni servizi collettivi condivisi
    1. infrastrutture
    2. istruzione
    3. sanità
    4. moneta
    5. ordine pubblico
    6. difesa
    7. identità
  2. Facendosi pagare per mezzo della fiscalità generale e particolare
  3. Determinando gli indirizzi strategici sulla base di meccanismi di governance che – con varie sfumature e molte eccezioni – possono ricondursi alla democrazia rappresentativa inventata in Grecia nel V secolo A.C.

Cambiando (ma solo leggermente) terminologia, possiamo dire che queste aziende crescono così rapidamente perché riescono a far entrare tanti cittadini nel loro ecosistema

La CorpoNazione

Alla luce della definizione illustrata al paragrafo precedente, proviamo a vedere se una qualsiasi di queste aziende potrebbe costituire uno Stato o, per meglio dire, una “CorpoNazione”:

  1. Servizi collettivi condivisi
    1. infrastrutture – solo in parte; sicuramente vengono messe a disposizione tutte le infrastrutture inerenti all’utilizzo dei servizi e prodotti dalla CorpoNazione, ma non le infrastrutture necessarie al funzionamento di base della società come le strade. Queste potrebbero essere oggetto di un contratto di servizio offerto da una azienda territoriale cui la CorpoNazione paga una fee proporzionale al numero di “cittadini” fisicamente presenti su quel territorio
    2. istruzione – tutte le CorpoNazioni sarebbero in grado di organizzare e supportare forme di insegnamento a distanza, come ci ha dimostrato la pandemia; questo potrebbe diventare un servizio “premium” offerto a pagamento a chi ne ha bisogno. Le CorpoNazioni potrebbero anche essere molto più efficaci degli Stati nello sviluppare protocolli di certificazione delle competenze riconosciuto da una CN all’altra
    3. sanità – non direttamente e non nella forma universale e gratuita che abbiamo in Europa. In altri continenti però la sanità è garantita da forme assicurative meno inclusive ed universali; in ultima analisi è una questione di dimensioni e una CorpoNazione con due o tre miliardi di “cittadini” potrebbe spuntare condizioni molto vantaggiose sul mercato assicurativo…
    4. moneta – assolutamente sì; addirittura diverse di queste aziende stanno pensando di sviluppare criptovalute che possano essere usate per le transazioni all’interno del dominio
    5. ordine pubblico – in parte viene già fatto, usando come pena quello che una volta si chiamava confino, cioè l’espulsione dalla CorpoNazione: il Presidente Trump si è visto escludere nel giro di poche ore da ogni forma di dialogo pubblico sulla base di una decisione unilaterale della polizia dei Social Network che, senza preoccuparsi di seguire l’iter iper-garantista che la Giustizia moderna ha sviluppato per proteggere il singolo cittadino, lo ha di fatto isolato dal mondo. Per uno come Trump, chiuderlo in galera gli avrebbe fatto meno male.
    6. difesa – se per “difesa” si intendono uomini e mezzi tecnici che servano a proteggere i confini da aggressori esterni, questo avviene da tempo in ciascuna delle CorpoNazioni. Ovviamente si tratta di attacchi digitali, e al posto di aerei, carri armati e sottomarini abbiamo server farm e sofisticati software di cyber-difesa
    7. identità – vogliamo scherzare? Se l’identità si concretizza in una attestazione riconosciuta da altri, le credenziali di accesso di Google o Facebook valgono già oggi più di qualsiasi passaporto!
  2. Facendosi pagare per mezzo – non della fiscalità, ma della fee di accesso
  3. Determinando gli indirizzi strategici – tramite le regole che governano il funzionamento di una qualsiasi Assemblea degli Azionisti

Complessivamente, la CorpoNazione potrebbe essere molto più efficiente dello Stato tradizionale e, dato che non ci sarebbero più confini fisici da difendere, probabilmente meno conflittuale. Ciascun cittadino inoltre potrebbe appartenere a più di una CorpoNazione, ulteriormente migliorando il livello dei servizi ricevuti e diminuendone i costi.

What next?

Dato che questa discussione è nata insieme ad un gruppo di altre persone, mi fermo qui. Forse ci sarà qualcuno che avrà voglia di aggiungere le proprie considerazioni ed allora le troverete qui di seguito, attribuite a ciascun Autore.

Se desiderate contribuire, scrivete a questo indirizzo.

(Lucio Bragagnolo, 3 Maggio 2021)

L’azienda-nazione (d’ora in poi azienda) tende alla verticalità, a fornire principalmente un servizio, là dove lo stato-nazione (d’ora in poi stato) tende alla trasversalità, ovvero a occuparsi di tutto.

Gli stati adottano forme di interscambio di merci e servizi; le aziende tendono semplicemente a lavorare in parallelo, ciascuna sul proprio binario.

La vera differenza è nella cittadinanza, trasversale. Il cittadino aziendale, ipersemplifico, usa hardware Apple, software Microsoft, consegne Amazon, informazioni Google, socialità Facebook. Ci sono certo aree marginali di sovrapposizione e di concorrenza, che lasciano inalterato il quadro di insieme.

Il cittadino aziendale possiede non uno ma numerosi passaporti, o account, e utilizza l’uno o l’altro secondo convenienza per fruire dei servizi desiderati.

Non si resti sorpresi: si rilegga la Dichiarazione di indipendenza del ciberspazio, pubblicata da John Perry Barlow nel 1996.

[rivolto ai governi delle nazioni industrializzate] I vostri concetti legali di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non si applicano a noi [cittadini del ciberspazio]. Si basano tutti sulla materia e qui di materia non ce n’è.

Rileggere Perry Barlow un quarto di secolo dopo è capire che da subito lui aveva intuito l’incapacità strutturale da parte della politica e dei governi di affrontare la novità.

In questi venticinque anni il vuoto conseguente è stato colmato dalle aziende, non tanto per particolare genio o intuizione (Bill Gates aveva snobbato la nascente Internet, prima di capovolgere idea e strategia) quanto per la loro naturale inclinazione a crescere e generare profitto.

Le aziende hanno trovato nuovi settori di fornitura ai cittadini, che gli stati non potevano intrinsecamente comprendere e nei quali quindi non operavano, e hanno iniziato a fornire servizi su scala planetaria. Questa nuova dimensione ha portato le aziende più grandi ed efficienti ad acquisire la medesima scala. Il fatturato di Apple ha lo stesso ordine di grandezza di tanti prodotti interni lordi di nazioni ragionevolmente moderne e sviluppate.

È abbastanza noto che Internet favorisca la disintermediazione, come ha scoperto per esempio e amaramente l’editoria. Le aziende su scala planetaria, semplicemente, disintermediano lo stato.

Questa disintermediazione ha successo perché rimuove vari livelli di frizione introdotti artificiosamente dagli stati.

Si può giocare all’infinito alle differenze e similitudini, ma le due cose che più contano sono queste:

  • la tassazione di uno stato è slegata dalla sua fornitura di servizi, è indifferente alla soddisfazione del cittadino e serve ad alimentare la sopravvivenza dell’apparato statale stesso, mentre nell’azienda la soddisfazione del cliente-cittadino è fondamentale e c’è una corrispondenza diretta tra contributo finanziario e servizio fornito, senza il livello intermedio della burocrazia;
  • l’azienda lavora per offrire servizi capaci di agevolare e facilitare la vita del cittadino, nonché aumentare la sua capacità di sostenersi economicamente. Lo stato è indifferente alla crescita del reddito del cittadino, a parte la richiesta di una tassazione proporzionata.

Le aree di servizio dove non sono apparse aziende planetarie in sostituzione degli stati sono quelle dove, semplicemente, la presenza attuale degli stati è più radicata e monopolista. Nessuno stato consentirebbe, oggi, a un’azienda di proporre servizi alternativi in tema di istruzione, difesa, salute, per dire i principali.

Tuttavia la direzione è chiara e alcuni vecchi capisaldi, per esempio il servizio postale rispetto ad Amazon e alla posta elettronica, sono già saltati.

Se la direzione è chiara, non altrettanto è la previsione dell’assetto futuro che potrebbe prendere la situazione. È indubbio che Internet provochi la disintermediazione dello stato. Altrettanto indubbiamente, nel lunghissimo termine gli stati nazionali sono destinati a scomparire, sostituiti da forniture di servizi a livello planetario (forniture che potrebbero essere gestite da aziende come le vediamo oggi o da strutture interamente nuove). Tuttavia esistono regimi autoritari disposti a minare il funzionamento generale di Internet pur di conservare il loro potere. Anche i regimi democratici iniziano a intraprendere azioni tese a limitare e sminuire la portata dei servizi offerti dalle aziende planetarie. Che cosa succederà nel medio e lungo termine, quindi, è un’incognita sottoposta a molte variabili. Dalla persecuzione fiscale alla nazionalizzazione alla messa fuorilegge dell’azienda, le tattiche a disposizione di uno stato che voglia opporsi alle aziende planetarie sono numerose e potenti.

L’anno appena passato ha aperto comunque una finestra importante sulla concretezza della transizione, che prima della pandemia era oggetto di analisi – ho scritto diversi pezzi in proposito negli ultimi anni – ma rimaneva largamente un fenomeno teorizzato o anticipato con logica un po’ da fantascienza.

Come siano andate le cose lo sappiamo. Alle persone servivano improvvisamente strumenti per lavorare, imparare e comunicare a distanza, informazioni costanti, consegne a domicilio. Tutto questo è stato fornito dalle aziende, non dallo stato. Gli stessi vaccini sono nati per iniziativa privata e forniti su scala planetaria dalle aziende che li hanno messi a punto. Per quanto non abbiano avuto particolare successo, le app di ausilio alle strategie di tracciamento dei contagi si sono basate su un framework offerto su scala planetaria da Apple e Google, implementato su apparecchi iOS e Android.

Fuori dal campo sanitario, la ripresa dei programmi spaziali e la colonizzazione futura di Luna e perfino Marte mostrano la fine del monopolio delle aziende spaziali di stato. SpaceX e Blue Origin erano impensabili ai tempi di un programma Apollo; oggi testimoniano addirittura una concorrenza in atto.

È stata una dimostrazione plastica della validità del principio di sussidiarietà: lo stato ha ragione di esistere nei settori dove manca una iniziativa non statale che, dove sussiste, è in generale più efficiente ed efficace e, dove non lo è, viene spinta a diventarlo, pena essere rimpiazzata dall’iniziativa di una azienda planetaria.

Nessuno stato può raggiungere a livello trasversale l’efficacia e l’efficienza, nonché la salute economica, di una azienda planetaria specialista in un settore. Si può discutere all’infinito di teoria, ma questo è un fatto concreto innegabile che provoca l’evoluzione attuale e potrà essere contrastato anche pesantemente, ma mai contraddetto.

Non credo che le mie figlie vedranno la fine degli stati nazionali, ma l’inizio del loro sfaldarsi sì; queste sono le avvisaglie. Neanche i miei eventuali nipoti lo vedranno, immagino. Spero che invece i miei pronipoti cresceranno ben preparati a questa eventualità.

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