La triste storia della mia caldaia

Ho acquistato la casa dove vivo nel 2010: si tratta di un edificio rurale ricco di storia, il cui nucleo centrale risale addirittura al XVII secolo e che nel corso della sua lunga vita è stato fattoria, stazione di posta per il cambio dei cavalli, osteria e, da ultimo, abitazione di residenza.

Si tratta di un edificio isolato con prestazioni termiche passive pessime ma di difficile emendabilità: nel corso di questi anni ho investito decine di migliaia di euro per un grande impianto fotovoltaico (del quale ho raccontato su queste pagine) e sostituito man mano qualcuna delle 36 (!) finestre. Quest’anno ho affrontato la sostituzione della vecchia caldaia per il riscaldamento, una unità da 70kW non a condensazione, con un sistema più efficiente con due caldaie in cascata per una potenza totale di 50kW.

Interpellate diverse imprese nel dicembre 2018, ho ricevuto preventivi non sempre confrontabili tra di loro e la mia scelta è caduta su una piccola azienda, la Global Service Sas di Cosimo Damiano Totta.

La scelta è stata motivata in parte da fattori economici ma anche dal titolare, che mi ha favorevolmente impressionato per l’atteggiamento di chi risolve i problemi (anziché semplicemente denunciarli).

Nei mesi di giugno e luglio dunque il nuovo sistema è stato installato; subito dopo però, il signor Totta mi ha spiegato che per il mio impianto era necessario registrare all’INAIL un “libretto di impianto”, adempimento del quale si è incaricato e per il quale ho pagato in “diritti” la somma di €2.070,34; mi è stato consegnato un documento su ogni pagina del quale compaiono timbri e firme dall’aspetto ufficiale come questo qui accanto. Mi ha inoltre spiegato essere necessario un “libretto di centrale” per il quale ho pagato la somma di €1.922,10; anche in questo caso ho ricevuto un documento su ogni pagina del quale compaiono timbri e firme di identico tenore. Infine mi è stato spiegato che quest’ultimo libretto era necessario anche per gli anni precedenti; in sua mancanza era dovuta una sanzione che grazie alla negoziazione con un certo ing. Giuseppe Antonini dell’INAIL veniva ridotta a “soli” €1.756,80.

Sempre l’ing. Antonini richiedeva l’installazione di una seconda valvola di intercettazione combustibile (oltre a quella presente in centrale) per €2.745
il suo assistente geom. Silvano Rabak chiedeva l’installazione di un sensore per monossido di carbonio che mi costava €756,40; su richiesta infine di un terzo funzionario ing. Eduardo Cagliostri mi venivano richiesta le analisi dell’acqua di condensa ex UNI 8065-2019 che mi costavano €6.222.

Su quest’ultimo punto, insospettito (meglio tardi che mai, state dicendo), ho interpellato la direzione territoriale di Pavia dell’INAIL che mi ha informato del fatto che all’INAIL non esiste nessun ing. Cagliostri e rimandato per competenza all’UOT CVR di Milano che a sua volta mi ha informato che la UNI 8065-2019 non si applica agli impianti di soli 50kW di potenza.

A quel punto ho capito di essere stato vittima di una truffa che ho denunciato alla locale Stazione dei Carabinieri, richiedendo nel contempo ufficialmente alla Direzione Regionale dell’INAIL se le somme che io ho corrisposto siano state effettivamente percepite dall’Ente in quanto potrebbe – oltre ai reati di truffa e falso materiale – ricorrere anche il reato di truffa ai danni dello Stato.

Il danno che ho subito (che ovviamente andrà quantificato con maggiore precisione per via periziale quando mi costituirò parte civile nel procedimento penale a carico del sig. Totta) è compreso tra i 10 e i 20.000 euro, perché non contento di avermi preso per il naso, il signor Totta mi ha sovra-fatturato facendomi pagare il triplo o il quadruplo del listino praticamente ogni componente installato. Dalla mia ho solo il fatto di aver insistito perché tutto fosse fatturato: da una parte ho buttato via anche il 22% di IVA (che chissà se il signor Totta ha versato all’Erario) dall’altra ho la magra consolazione che almeno le somme non siano in discussione.

L’impianto, ancorché “realizzato in modo confuso e disordinato” (sono le parole di un ingegnere termotecnico che ho interpellato quale perito di parte) sembra funzionare e spero che, almeno, risulti in linea con la normativa vigente; per la sua manutenzione mi rivolgerò ad un’altra ditta consigliatami dal produttore della caldaia.

Nella mia interlocuzione verso l’INAIL ho sottolineato però che tutto ciò accade perché gli obblighi a carico dei cittadini che, come me, vorrebbero semplicemente che i propri impianti fossero a norma non sono chiaramente definiti, creando uno “spazio di opacità” in cui operano professionisti disonesti, certamente all’insaputa dell’Ente stesso, cui però resta la responsabilità almeno morale di aver creato questo “spazio di opacità”.

Perché raccontare questa storia, che non mi fa certo fare una bella figura?

In primo luogo perché se sarà servita di stimolo per migliorare nel dialogo tra Ente e cittadino, i soldi che ho speso almeno saranno serviti a qualcosa.

In secondo luogo perché, sai mai che qualcuno stesse prendendo in considerazione il signor Totta per cambiare un rubinetto…

2 thoughts on “La triste storia della mia caldaia

  1. se non fosse per il danno economico meriteresti però di essere preso in giro, almeno un pò, almeno dagli amici! non escludo di farlo… ma privatamente, per una forma di condivisa misericordia negli uomini tutti :D

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s