San Giorgio e il drago

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Nel terzo secolo la popolazione di Silena, in Libia, era angariata da un drago che ammazzava con la sua fiatella; per placarlo gli abitanti lo nutrivano con due pecore al giorno, ma quando gli ovini cominciarono a scarseggiare, li sostituirono con giovani tirati a sorte, finché non toccò alla figlia del Re, salvata solo dal provvidenziale intervento del cavaliere Giorgio, un turco cristiano (ahem!) che, riparato dietro lo scudo crociato (ahem!) ne fece carne di porco in men che non si dica.

Se non ci fosse stato il drago, Giorgio non sarebbe stato che un soldataccio di passaggio, ed infatti in seguito divenne guardia del corpo dell’imperatore Diocleziano che per tutta gratitudine lo mise a morte in quanto cristiano facendone un Santo.

I nostri governanti sono come Giorgio: incapaci di costruire o gestire (ruoli che richiedono perizia e competenze) girano in cerca di draghi da ammazzare: negri, euroburocrati, magistrati, studenti. Va bene tutto, purché sputi fuoco.

Ad ogni voce che si leva criticando rispondono automaticamente con la stessa battuta “Si faccia eleggere”: è toccato a Tito Boeri ed oggi tocca ad Armando Spataro, una serie infinita di duelli per decidere chi è più veloce. Nemmeno concepiscono che ci sia chi non ambisce ad essere eletto ma mantiene la capacità di criticare ciò che gli pare sbagliato.

E oggi, dopo che si è divorato i pentecatti un boccone dopo l’altro, sappiamo che nessuna pistola si può misurare con Salvini.

O forse è al maschile?

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