La mia proposta di ascensore

Ben tre amici diversi e che non si conoscono tra loro hanno criticato il mio post di qualche giorno fa nell’identico modo:

Troppo comodo limitarsi ad indicare il problema, senza proporre una soluzione!

La ragione per cui l’ho fatto è che sarebbe (è) una proposta troppo superficiale, che avrebbe bisogno di essere studiata con molta più attenzione e che sicuramente non ha il beneficio di una analisi quantitativa accurata. D’altronde l’accusa di paraculaggine è insopportabile, per cui ecco la mia

Proposta

Se si accetta il presupposto che la catena dell’ascensore sociale funzioni così:

SAPERE >> REDDITO >> PATRIMONIO

il quesito diventa: come facciamo a ridare speranza agli Esclusi, convincendoli che sulla base dei propri meriti hanno anche loro la possibilità di rientrare tra le Élites?

Come facciamo a prendere da chi ha per dare a chi non ha, evitando il rischio del banale assistenzialismo che caratterizzava le distribuzioni di frumento dell’Antica Roma spingendola alla sua espansione militare senza limiti?

Insomma, l’obiettivo è far sì che la redistribuzione “attecchisca” mettendo in moto l’ascensore sociale: riflettiamo dunque su quali azioni siano possibili in ciascuno dei tre stadi dell’ascensore.

ascensore.jpg

Il patrimonio

La storia ci dice che tassare i Patrimoni è sempre più difficile: se una volta i patrimoni si toccavano (case, ville, palazzi, terreni) oggi essi sono sempre meno “real estate” e sempre più virtuali. In effetti non credo esista da nessuna parte un registro di chi ha, quanto ha e soprattuto dove ha.

Dunque il primo problema sarebbe dove andare a prendere le informazioni; certo, si può immaginare di obbligare le banche a operare un prelievo forzoso nottetempo dai conti correnti, una strada già testata con risultati disastrosi.

Anche a voler ignorare gli eventuali profili di incostituzionalità, una misura di questo tipo dovrebbe comunque essere legiferata e quand’anche l’urgenza del momento permettesse di ottenere una maggioranza, nell’istante stesso in cui si iniziasse a parlarne i grandi patrimoni in pochi microsecondi sarebbero trasferiti verso lidi sicuri, ma soprattuto le Banche sarebbero prese d’assalto facendole fallire tutte in pochissimi giorni.

Per mitigare un effetto del genere, bisognerebbe che non vi fossero “lidi sicuri”, cioè che questa stessa legislazione restrittiva venisse posta in essere in tutte le economie sviluppate o, almeno, a livello Europeo.

Sarebbe più semplice far passare una delibera che richiede mille millesimi nel vostro condominio…

I redditi

Lo stiamo facendo dalla fine del Settecento(1) ed in effetti gli economisti hanno rilevato qualche beneficio: tra il 1950 ed il 1980 le disuguaglianze si sono effettivamente ridotte. Questa tassazione però si è lasciata “scappare” i redditi di tipo finanziario, che dal 1980 in poi hano ricominciato a far crescere il divario tra Élites ed Esclusi.

Un intervento fiscale sui redditi finanziari è forse leggermente meno impossibile dell’intervento patrimoniale, ma ne stiamo parlando da quasi quarant’anni senza alcun passo avanti (valga per tutti l’esempio ormai frusto della Tobin Tax: formulata per la prima volta nel ’72, era ancora a livello di proposta nella piattaforma elettorale di Hillary Clinton nel 2016)

In più sempre maggiore vigore assumono le teorie di fiscalità piatta, nonostante l’evidenza del beneficio spropositatamente concentrato su chi ne ha meno bisogno, grazie alla retorica della trickle down economy che non è suffragata dai fatti ma sembra tangibile e diretta e dunque, piace quasi a tutti.

Il sapere

La correlazione positiva molto forte tra qualifiche superiori e reddito viene provata di continuo, ed è del tutto evidente che un ingegnere con un ottimo stipendio rende allo Stato molto di più di un commesso di grande magazzino pur costandogli sostanzialmente lo stesso (sanità, infrastrutture, difesa).

Se rende di più, allora, perché non investire per incoraggiare il giovanotto diciottenne a scegliere l’una via anziché l’altra?

Questo investimento potrebbe prendere la forma di varie misure:

  • istruzione universitaria gratuita
  • residenze statali per studenti
  • reddito minimo di inclusione

tutte graduabili in funzione dei risultati ottenuti: uno studente volenteroso e capace ottiene tutto gratis, e anzi viene mantenuto agli studi, mentre un somaro svogliato – se proprio vuole studiare – si paga tutto (come succede ora).

In Italia si producono circa 150.000 laureati all’anno (una delle percentuali più basse d’Europa); raddoppiarli offrendo queste misure potrebbe significare un costo totale di 7-8 miliardi l’anno che però nel lungo periodo si tradurrebbero senz’altro in un beneficio fiscale netto per lo Stato(2)

Certo, poi ne discenderebbe la necessitò di un miglioramento della qualità delle Università italiane e, di conseguenza, degli altri ordini di studi anche se sono persuaso che non stiamo partendo da una situazione di drammatico ritardo.


(1) introdotta dal governo inglese nel 1798

(2) qui sì che ci vorrebbe qualcuno capace di fare questi conti…

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