Social Media in Italy

My friend Alberto asks me what I think of this post by another italian blogger, Lorenzo Cassulo. I tried answering on Twitter and found it predictably limiting, so I am forced to hijack the conversation.

Lorenzo focuses on one part of the equation – Social Networks – even though, he says, Social Media are more than that.

Indeed.

I honestly have no opinion on whether Facebook makes us more stupid or not – what I can share is some anecdotal findings distilled  in our 30 or so projects done for big Corporates on Social Media so far, in Italy and abroad; we obviously focus on identifying and infleuncing the places where people make (or change) their opinion about something, be it a product, or a brand or whatever. Some interesting “statistics” (shudder…):

  • researching a topic on Social Media entails fuzzy modeling; people don’t think in keywords, but in concepts
  • when you critically look at discussions of a topic on Social Media, opinion shaping ones are between 3% and 9% of the total – see it the other way around: on average 95% of what you find is irrelevant crap
  • when you rank the sources of opinion forming discussions, the top 20 sources are – on average – made up as follows: 20% = NewsGroups (remember those?), 10% = blogs, 0.1% = Social Networks, 69.9% = discussion Forums on websites. Social Network interaction might be numerous, but it is usually very shallow and gives very little insight into consumers minds; we find it ill-adapted for a marketeer, even though it’s a perfectly viable promotional vehicle, and as such, it drives allegiance to a brand. Ditto for blogs and bloggers.

I think marketeers are discovering that their clients have embraced social life on the web with a vengeance and have understood perfectly well that it powerfully enables (or digitally enhances, if you prefer) a trait of human nature which is as old as humanity itself.

We are finding that when you articulate this complex story in the frame of a changing marketing mix, companies understand this. It’s hard to do it in 140 characters, though.

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4 thoughts on “Social Media in Italy

  1. Ti ringrazio molto per il commento, mi trovo molto d’accordo su come hai integrato le mie riflessioni più di “sociologia della comunicazione” con il pragmatismo tipico del marketing.

    Mi ritrovo soprattutto su due punti, uno le cifre e due sul fatto che i social media non sono fatti per esprimere una opinione.
    Le cifre dimostrano come anche l’organizzazione sociale dei contenuti stia marcando il passo a fronte dell’elevata mole di materiale creato e condiviso (e questa è una considerazione più tecnologica che altro), il 95% di risultati inutili è simile al 98% di risultati inutili che troviamo su Google.
    Hai ragione a dire che le persone pensano concetti e non chiavi di ricerca ma il limite delle cifre che riporti credo sia, appunto, tecnologico, ho visto alcuni promettenti esperimenti di ricerca semantica su UGC che potrebbero aiutare in questo senso.
    Ma (e qui torno nel “sociologico”) questo risultato cambia significativamente se restringiamo il nostro campo di ricerca da una massa informe di utenti a determinate reti sociali (o aree geografiche) e su topic specifici: a quel punto i risultati diventano molto più interessanti.
    Sono infatti della convinzione che oramai internet sia sempre più orientato al locale e l’esperienza che ho avuto in campo professionale sembrerebbero confermarlo (mi permetto di segnalare Futur3 http://www.futur3.it una società che realizza servizi wifi territoriali per la quale sto curando in questo periodo le dinamiche di community e la parte sociale dei loro prodotti).
    Insomma, qui ci sta certamente una citazione di Guzzanti http://www.youtube.com/watch?v=I-vFa1oLiLk

    Un’altra cosa su cui mi trovo d’accordo è che la comunicazione sui Social Media non forma opinioni, attraverso i Social Media le persone esprimono se stessi, non gli altri, quando inseriamo contenuti nel nostro profilo Facebook lo facciamo per esprimere il nostro io non per comunicare con gli altri o tanto meno starli a sentire.
    E’ più realistico, a mio avviso, che attraverso la dinamica delle reti sociali si aggreghino semmai utenti con interessi simili che condividono e consumano contenuti a cui, in qualche modo, sono già affezionati: insomma, detto in parole più orientate al marketing i social media servono a vendere più frigoriferi in dove fa caldo e non a cominciare a venderli al polo nord.

    La sfida che a mio avviso aziende e istituzioni devono cogliere è proprio quella di capire queste dinamiche e riuscire a sfruttarle per migliorare i loro servizi e il loro business non solo in termini di vendita ma soprattutto in termini di qualità del contatto con i clienti/utenti.

    Grazie ancora del confronto
    Un saluto
    Lorenzo

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